Botteghino – In memoria di Lorenzino e dei fratelli Mammarella 

Passato il ponte sul fiume Isola, arrivando a Botteghino, lungo la strada sulla facciata della casa che fronteggia la curva, si vede una lastra in marmo bianco a memoria del brutale massacro di tre giovani di Guasticce da parte dei Nazisti avvenuto il 2 luglio 1944.

Data di collocazione della lastra: 1946
Sopra la lastra commemorativa, nascosto in parte da cavi elettrici, si può intravedere uno stemma in pietra serena raffigurante una croce, collocato dalla popolazione prima del 1946. Sotto la lastra in marmo è posta una  lucerna funeraria esagonale in vetro e ottone.

LA STORIA E IL CONTESTO:
Siamo nell’estate del 1944.
Botteghino è un gruppo di case abitate da sette/otto famiglie e da sfollati.
Da Botteghino si passa per andare sia a Livorno che a Pisa. Ci sono un negozio di alimentari e tabacchi (sito della lastra commemorativa) e l’officina di un fabbro.
Il comando di circa 60 tedeschi è acquartierato a Tripalle, nella villa Bastianini.

L’episodio è così narrato dai seguenti due autori di storia locale:

Aldo Arrighi, classe 1926, “Dalla Guardia segnali di fumo” pubblicato nel 2001 da Bandecchi e Vivaldi

“ Le SS stavano rastrellando la zona di Guasticce, quasi ai margini delle desolate rovine di Livorno. (…)

Quella volta le SS catturarono tre giovani assolutamente disarmati che, per sfuggire al rastrellamento, cercavano solo di nascondersi. Erano i fratelli Mammarella: Antonio di 20 anni, Domenico di 24 e Lorenzino Adorni di 21 anni.

I fratelli Mammarella erano, come tanti altri, renitenti alle armi, quindi, secondo i nazi-fascisti, praticamente condannati a morte. Ma non così l’Adorni che invece era da tempo seriamente ammalato. In una vicina capanna le SS trovarono dei pezzi di un aereo britannico abbattuto, rottami inutilizzabili.

Portarono i tre giovani al loro comando a Tripalle, nella villa Bastianini, poi al Botteghino. Lì, contro il muro del negozio di alimentari, li fucilarono. Poi li appesero con del filo di ferro alle acacie dall’altra parte della strada.

Era il 2 luglio 1944

La mattina del giorno dopo, alle ore 10 circa, due donne, congiunte dei giovani catturati, accompagnate da un prete, provenienti da Guasticce in bicicletta, arrivarono a Botteghino dirette al comando delle SS per avere notizie dei loro ragazzi. Stavano passando lì sotto quando li videro appesi agli alberi.

La vecchia madre di Ugo Pellegrini che era rimasta sola in casa, attraverso le imposte socchiuse vide quelle donne che urlavano, impazzite dal dolore, precipitarsi su un mucchio di pietre ai margini della strada e tempestare con quei sassi i motociclisti tedeschi rimasti a guardia dei cadaveri.

Per tre giorni e tre notti le SS impedirono ai famigliari dei giovani di porre fine alla macabra esposizione. “

Marzio Volpi,  “LA PERGAMENA E ALTRE STORIE – episodio POGGIO ALLA NERA 1944” pubblicato da Tagete nel 1916.

” Intanto nel vicino paese di Tripalle, al Botteghino, il 2 luglio tre giovani inermi erano stati fucilati dai tedeschi e poi barbaramente appesi alle acacie lungo la strada con del filo spinato. I ragazzi uccisi erano i fratelli Mammarella ed il giovane Adorni. 
I fratelli Mirella e Renato Chiavacci che all’epoca avevano lei tredici anni compiuti, lui undici e mezzo, così raccontano quel giorno d’estate:

« Era il tempo della raccolta del grano, faceva caldo e noi ragazzi stavamo sempre all’aria aperta. Nel piccolo borgo da subito si era sparsa la voce dell’eccidio perpetrato in quel crocevia dabbasso. I nostri genitori preoccupati e senza tante spiegazioni sull’accaduto, facendo appello all’ubbidienza in maniera ripetuta e pressante, ci fecero promettere di non muoverci da casa; di conseguenza, come per tutti i ragazzi del mondo più una cosa è fortemente proibita tanto più accende una curiosità quasi morbosa alla quale è difficile resistere. Così organizzammo subito la spedizione. Alla chetichella ci allontanammo in direzione del Botteghino passando furtivamente dal sentiero campestre detto «lo scorcione». Quando arrivammo al luogo voluto vedemmo uno spettacolo impressionante: i ragazzi erano appesi alle acacie con dei fili spinati, avevano diverse ferite, il più piccolo e gracile dei tre sembrava avesse avuto una sciabolata e poi erano coperti di polvere. Mi venne stranamente da pensare ai nostri genitori che durante la trebbiatura erano anch’essi coperti di polvere. Mentre osservavamo quella macabra scena non ci accorgemmo di una moto militare che a motore spento proveniva dalla discesa della via comunale la Marca. Quando i tedeschi ci arrivarono vicini ci urlarono «Fascisti! Traditori! Raus!» ed uno di loro, sempre inveendo, si tolse il berretto e lo scagliò contro di noi. A quel punto fuggimmo e senza voltarci, correndo a ritroso il sentiero tornammo a casa.

Il fatto è documentato nell’Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia:

Ogni anno, il 4 novembre, la lastra è onorata dalla ghirlanda di alloro con il tricolore.
Nel passato erano le ragazze delle famiglie contadine che intessevano la ghirlanda.

PROGETTO “PIETRE DELLA MEMORIA
La classe 1 F dell’I.C. Anchise Picchi di Collesalvetti (LI), coordinata dalla prof.ssa Elena Rossi, nel novembre del 2014 (a.s. 2014/15) aderendo al concorso ESPLORATORI DELLA MEMORIA, indetto dall’ A.N.M.I.G (Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra) ha curato la descrizione e l’inserimento della lapide commemorativa di Botteghino nel sito nazionale www.pietredellamemoria.it. L’area di esplorazione del progetto comprendeva Nugola, Guasticce, Collesalvetti, Castel Anselmo e Botteghino.
A Nugola all’epoca c’erano ancora alcuni parenti dei fratelli Mammarella. Gli alunni, di 11-12 anni, si impegnarono molto in questo lavoro, e la classe si piazzò al 1° posto nella graduatoria di categoria.

Pietre della Memoria ha lo scopo di promuovere lo studio e favorire la conoscenza della storia contemporanea tenendo viva la memoria dei Caduti delle due guerre mondiali e della guerra di Liberazione “
(Fonte: https://www.pietredellamemoria.it/progetto/)

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