I Tommasi – Adolfo, Angiolo, Lodovico

FONTE:
Il concittadino Carlo Pepi importante collezionista d’arte e profondo conoscitore dei Macchiaioli, è l’autore dei seguenti scritti, pubblicati dall’Associazione Turistica Pro Crespina sul periodico “La Civetta” nel periodo dal 1979 al 1985. (L’ Autore li ha successivamente raccolti nel volume “Crespina nella pittura dell’800”, ed. Pacini, 1986).


I TOMMASI

I Tommasi facevano parte di una famiglia di facoltosi commercianti livornesi, i quali fin dall’impianto del Catasto nel 1835, possedevano una villa a Crespina sita proprio davanti alla nuova chiesa e ne rimasero proprietari fino al 1904.

La generazione della seconda metà dell’800 si dedicò appassionatamente alla pittura, tanto che ben tre Tommasi divennero a quel tempo, notissimi pittori (…)

La storia ha ridimensionato i tre pittori, mentre ha messo in risalto la statura artistica del Lega, che a quel tempo non fu tenuto in considerazione; ed ora i loro nomi ricorrono obbligatoriamente nella biografia leghiana; infatti sono ricordati, per gli stretti rapporti che hanno intrattenuto con il Lega, il quale li guidò saggiamente nella via dell’arte. 

Accadeva che alle varie mostre, i Tommasi raccogliessero allori e primi premi, mentre il Lega veniva ignorato. Alcune loro opere furono acquistate dallo Stato e collocate in gallerie pubbliche; abbiamo già ricordato che il Lega non riuscì ad ottenere in vita questa soddisfazione. Comunque per quanto ci riguarda, debbo dire che i Tommasi, oltre ad essere stati il tramite della presenza del Lega a Crespina, hanno essi stessi dipinto in importanti opere il nostro paese, facendolo conoscere agli appassionati d’arte dell’800 ed assieme al Rey, sono da considerare dei «Crespinesi» di adozione e pertanto mi sembra opportuno conoscerli meglio. 

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ADOLFO TOMMASI 

Nacque a Livorno il 25/1/1851 e morì a Firenze il 5/10/1933. Dopo aver trascorso la fanciullezza a Livorno, ove compì gli studi liceali e dopo essere stato avviato dal padre alla carriera commerciale, abbandonò l’attività per seguire la sua vera passione per l’arte e si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze seguendo i corsi di Carlo Markò jr. 

Nel 1876 venne esposto un suo quadro assieme a quelli degli altri allievi, alla Promotrice Fiorentina e si distinse immediatamente per le sue qualità personali tanto da destare interesse e meraviglia nella critica dell’epoca. 

Fu in quella occasione che il Lega volle conoscerlo per persuaderlo a lasciare quella fredda scuola accademica e mettere a frutto la sua personalità dipingendo dal vero in aperta campagna. 

Adolfo seguì il Lega e così ebbe a scrivere successivamente l’arguto e sferzante Signorini: «divenne in breve uno dei più distinti artisti del nostro paese». 

Strinse amicizia con il Lega e lo fece conoscere alla famiglia dello zio Luigi. Il figlio di Luigi, Angiolo, rimase affascinato dal Lega (lo furono tutti i giovani artisti che lo conobbero), ed anch’egli si dette immediatamente alla pittura. Poco dopo inizierà a dipingere il minore dei Tommasi, Lodovico, fratello di Angiolo e cugino di Adolfo. 

Nel 1880 Adolfo espose alla Promotrice di Torino un quadro intitolato “Dopo la brina” che ebbe un clamoroso successo scatenando la critica che si espresse con giudizi contrastanti e molto accesi. I principali contendenti furono da un lato il Panzacchi e dall’altro il Signorini ed il Cecioni che difesero calorosamente l’originalità dell’opera ed il suo valore pittorico. 

Alla Promotrice di Torino del 1884 il suo “Fischio del vapore” (secondo il nostro avviso dipinto nei dintorni di Acciaiolo), fu acquistato dallo Stato Italiano per la Galleria d’arte Moderna di Roma ove trovasi tutt’ora. 

Verso il 1888 fece alcune esperienze impressionistiche che abbandonò presto. Nel 1891/92 espose a Firenze “La Primavera” che venne acquistata da Re Umberto e destinata alla Galleria d’Arte moderna di Firenze. In questo periodo fu nominato insegnante di disegno all’Accademia Navale di Livorno. Fu amico del Fattori, del Signorini e degli altri pittori Livornesi, fu amico di letterati tra cui il Pascoli; gli illustrò assieme ad altri due, la prima edizione delle ” Myricae” . 

Successivamente fu nominato professore corrispondente dell’Accademia di Firenze e Professore onorario di quella di Bologna. Dal 1907 al 1911 dovette sospendere la sua notevole attività per una malattia nervosa che gli riprese poi nel 1925 trascinandola fino alla morte. 

Adolfo, tra tutti i Tommasi, è colui che più ha dipinto a Crespina. 

Villa di Belvedere 
In questa opera è rappresentato uno scorcio della Villa di Belvedere con le Signore Tiezzi che scendono la scalinata, un cagnolino le precede sul selciato. Le due Signore ed il cagnolino sono di esecuzione Leghiana. 

Paese in Toscana (Crespina) 
Opera pubblicata in «I Postmacchiaioli» della Pelagatti e Tassi. 
Rappresenta la via de Le Mura vista dall’inizio della Via dei Canacci, in primo piano è raffigurata una donna con un involucro sotto il braccio, in secondo piano si vede la casa Sgherri (caseggiato facente parte del cosiddetto Tribunale), la Via delle Mura con la sottostante Via XXI Aprile, una donna con vicino una bimba (si dice sia stata rappresentata la figlia del Matteucci detto Cinena) è seduta sulla soglia della porta ove attualmente c’è la fonte pubblica, altre persone sono lungo il muro, sullo sfondo si vede tutto Borgo poiché non era ancora stata costruita la casa delle sorelle Priami che ne ha occultato la veduta. 

Acquaiole a Crespina 
Opera famosa presente in varie pubblicazioni, tra cui «Storia della Pittura Italiana dell’800» di Mario Monteverde. Sono raffigurate due donne con le brocche sopra la testa che scendono a prendere acqua in campo Cosimo, lungo il sentiero che conduce alla sorgente dell’attuale acquedotto; si intravede nitidamente sullo sfondo a destra il Campanile e la Chiesa Vecchia. 

Preghiera (in campagna) a Crespina 
È la versione di Adolfo del noto quadro eseguito da Angiolo, il quale probabilmente fece un bozzetto che poi gli servì per la grande composizione. Anche in questo quadro, come in quello di Angiolo ci sono noti, molti personaggi raffigurati. Il gruppo di destra, è costituito da alcuni componenti la famiglia Tommasi con i pittori medesimi. 
L’opera fu regalata da Adolfo al pittore Cappiello ed infatti porta sul retro, nel telaio: 9 Aprile 1887 sabato – All’egregio giovane Leonetto Cappiello in occasione del suo compleanno in segno di affetto Voglimi sempre bene A. Tommasi. 

Una festa piovosa a Crespina 
Il piccolo quadro, prezioso, rappresenta la Chiesa Vecchia con molte persone con gli ombrelli, visti dal piazzale della Chiesa attuale, nei pressi della canonica. Dato il notevole numero di persone si deve supporre che sia il giorno della fiera (29 settembre), oppure l’uscita della Messa. Però in questo caso il quadretto dovrebbe risalire a non prima del 1889, poiché dalla direzione delle persone appare chiaro che esse provengono dalla Chiesa Nuova. L’opera passò direttamente ad una famiglia del luogo. 

Fiera di San Michele a Crespina 
L’opera che è riprodotta nel Bolaffi n. 5 con il titolo «Mercato al Calambrone», rappresenta invece la Fiera di Crespina come dimostrato dalla chiesa che si vede sullo sfondo che è senza dubbio quella di Crespina. All’epoca non era ancora stata posta in sito, nella nicchia sovrastante il portale, la statua di S. Michele; la chiesa fu ultimata nel 1889 ed alcuni ornamenti furono aggiunti in seguito. 
Si nota che all’epoca non usavano ancora i banchetti e gli oggetti venivano posti in terra, gli ombrelli riparavano le persone dal sole. 

La Fiera delle civette a Crespina 
La scena rappresentata è quella a noi ben nota e che si ripete ritualmente ogni anno in Borgo. 
In primo piano sono raffigurati degli spettatori di cui uno con le braccia conserte, un altro con in mano una brocca (tale rappresentazione lascia intendere che egli è stato a prendere l’acqua nel sottostante Campocosimo per gli ospiti che certamente in questo giorno ha in casa), il terzo ha in mano il giornale. 
In secondo piano è raffigurato un gruppo di «civettai» che fanno volare gli animali sulle lunghe crucce (come si può notare a quel tempo le crucce erano molto più lunghe di quelle attuali). Sul lato sinistro è raffigurato un signore baffuto che è arrivato alla Fiera con il calesse e tratta l’acquisto di una civetta. Sullo sfondo si nota la moltitudine delle persone che assistono alle evoluzioni delle civette con altri civettai disseminati qua e là; si nota anche il muro che i più anziani hanno conosciuto. 
L’opera è pubblicata nel Bolaffi della Pittura Italiana dell’800 


Ragazza di Crespina che cuce 

Piccola impressione di alta qualità con caratteri marcatamente leghiani; fu acquistato direttamente dall’artista da un collezionista locale. 


Paesaggio con figura di donna 

Opera di pregevole fattura eseguita nella zona ed acquistata da una famiglia locale. Anche qui è notevole l’influenza leghiana. 


Santa Cecilia
Trattasi di una tela eseguita dall’artista appositamente per l’organo della nuova Chiesa di Crespina, ultimata nel 1889. Adolfo più di ogni altro, come del resto si nota nel presente elenco, ha dipinto Crespina e questa pittura donata alla chiesa dimostra anche il suo attaccamento. Quando la villa non fu più della famiglia Tommasi a causa di un momento di traversie, egli continuò a venire. A proposito della ragazza raffigurata, esistono due versioni: una è quella che è stata riferita al Parroco, Don Luciano Rita. La modella sarebbe stata una certa Anna Franchi che abitava in Valdisonsi, nella vallata sul retro della villa Tommasi. È noto che egli, come gli altri pittori, l’hanno spesso usata come modella per la sua bellezza genuina ed ingenua. Un’altra ragazza di quel tempo che veniva spesso ritratta per la sua bellezza fu colei che sposò lo Sgherri, il «bello» del paese. 
L’altra versione sostiene che servì da modella la nipote Costanza Tommasi, la quale poi si sposò proprio in questa Chiesa nel 1906. 
Quest’opera fu esposta alla Mostra d’Arte Sacra di S. Miniato e riprodotta nel catalogo a pag. 179.

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ANGIOLO TOMMASI 

Nacque a Livorno il 25/6/1858 e morì a Torre del Lago il 15/10/1923 (Riferimento bibliografico: «Angiolo Tommasi» di Giuseppe Luigi Marini e Paolo Stefani. Ed. Il Torchio, Firenze, 1979). 

Nel 1887 si diplomò all’Istituto Tecnico labronico e per premio fu mandato in gita a Napoli con il fratello Eugenio. Eugenio rimase a Livorno a mandare avanti l’attività del padre Luigi, quando la famiglia si trasferì a Bellariva (presso Firenze) nella casa denominata «La Casaccia», dal 1881 al 1886. La prima moglie di Luigi fu Isolina Vivoli da cui ebbe 5 figli tra cui Angelo e Lodovico (il più giovane). Quando ella morì, Lodovico aveva 3 anni. Successivamente Luigi sposò Adele Bartolini che era proprietaria della casa di Bellariva. Adele si adoperò in maniera encomiabile per allevare i 5 piccoli Tommasi. Assecondò lo spirito musicale del piccolo Lodovico procurandogli come maestro Ettore Martini il quale poi sposò Anna Franchi che era figlia di una sua amica. Anna Franchi diverrà in seguito una celebre scrittrice di biografie di artisti, lasciando preziose testimonianze sui pittori dell’epoca che aveva conosciuto in casa Tommasi. 

Angiolo nel 1878 si decise ad intraprendere la via della pittura influenzato certamente dalla passione del cugino Adolfo e dalla fascinosa personalità del Lega. Poco tempo dopo inizierà precocissimo a dipingere, anche Lodovico. 

Angiolo cominciò a frequentare lo studio dei pittori livornesi Lemmi e Betti, assieme tra gli altri a Plinio Nomellini ed al Pagni (scopritore entusiasta delle bellezze naturali di Torre del Lago, a quel tempo incontaminate). 

Questo apprendistato durò due anni; in seguito, dietro consiglio del cugino Adolfo e del Lega, il quale aveva cominciato nel frattempo a frequentare assiduamente la casa di Luigi, Angiolo si decise di trasferirsi a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti. 

Adele raccolse immediatamente e con piacere l’idea di Angiolo e propose di trasferire tutta la famiglia nella sua ex residenza della Casaccia. Nella primavera del 1881, tutta la famiglia Tommasi si trasferì colà; rimase a Livorno il maggiore Eugenio e presto sarebbe stato coadiuvato dall’altro fratello Dario. A settembre Angiolo s’iscrisse all’accademia sotto la direzione del Ciaranfi. La casa di Bellariva fu un vero e proprio cenacolo culturale ove furono ospiti assidui tra gli altri: Carducci, Panzacchi, Fatto- ri, Signorini, Borrani, i due Gioli, Rey, Cannicci, Cecconi, Vinea ecc. ecc. 

Questo trasferimento della famiglia Tommasi a Firenze, fu provvidenziale per Silvestro Lega che stava attraversando uno dei suoi periodi particolarmente neri e travagliati; gli fecero intravedere la possibilità di ritrovare un punto di appoggio alla sua vita sventurata. Gli si rinnovava la possibilità che gli era capitata dieci anni prima, quando aveva trovato ospitalità ed amicizia nella famiglia Batelli abitante proprio lì a Bellariva. Questa famiglia si era estinta nel giro di pochi anni, morendo tutti giovanissimi, figlie comprese, per tisi. 

Una sera nei primi mesi dell’82, i letterati ed i pittori ospiti della Casaccia, scrivevano e disegnavano un album; anche Angiolino fece il suo disegno. Questo destò l’ammirazione del Fattori, il quale, dopo aver appreso che il giovane era discepolo del Ciaranfi, lo consigliò, come aveva fatto con altri talenti, a lasciare la scuola e a fare da sé. Anche il Signorini e soprattutto il Lega, che considerava il Ciaranfi una «vera calamità per l’arte», lo sconsigliavano di proseguire, e così Angiolo troncò gli studi accademici ed i genitori lo affidarono al Lega affinché seguisse le prime esperienze dal vero; dopo pochi mesi si aggiungerà nell’apprendistato anche Lodovico quattordicenne. 

Il Lega poteva così finalmente guadagnarsi qualche soldo per la sua sussistenza senza dover continuare a vivere solo della carità altrui. 

Riferisce Anna Franchi che quando Angiolo indugiava nella trama disegnativa, il Lega si irritava e correggeva rudemente la tavoletta con il sigaraccio, deturpando secondo l’allievo, il capolavoro in via di esecuzione. Comunque è indubbio che lo scolaro abbia appreso molto, specialmente nel veder dipingere il maestro accanto a lui, spesso impegnati nella esecuzione del medesimo soggetto, buscandosi spesso e volentieri l’epiteto di «fagotto» dal severo ed arcigno Lega quando faceva delle cose che non lo convincevano. 

Nello stesso anno Angiolo debuttò alla Promotrice Fiorentina e si sposò con Adelina Bertolini. 

Nel febbraio dell’83 si fermò a Bellariva Anna Franchi in viaggio di nozze e ne divenne di casa imparando a conoscere tutti gli artisti che la frequentavano. 

Continuò a lavorare molto ed a esporre alle Promotrici Fiorentine e nell’84 e 85 alle mostre milanesi, in questi anni girò molto, venne a Crespina, si recò al Gabbro dagli amici Bandini di Poggio Piano a cui l’anno successivo presentò il Lega. Alla Promotrice Fiorentina dell’85 Angiolo espose l’importantissimo quadro ” Studio dal vero” successivamente ripresentato a Livorno nel 1886 con il titolo ” La Benedizione” e rettificato in ” All’Elevazione” poi presentato a Venezia. Questo quadro divenuto famosissimo e riprodotto perfino su un libro di testo scolastico («La Promessa» di Piero Domenichelli, Bemporad Editore, Firenze, pag. 217. ), rappresenta la Chiesa Vecchia di Crespina e l’attuale asilo con un folto gruppo di persone crespinesi dell’epoca che assistono alla S. Messa. Tra queste sono raffigurate: la mamma di Argene, Oresta, (nonna di Mario e Maria Lazzeretti) sullo sfondo che sta scendendo dalla parte de la Guardia, dopo aver preso l’acqua in Campacosimo; Alfredo di Meno, barbiere de la Guardia, parente degli Arrighi; la Marranga di spalle ed il Piovano del Lischi (aiutante tuttofare della famiglia Tommasi e sagrestano). La critica parlò in termini entusiastici del quadro; a proposito riportiamo ciò che scrisse La Nazione di Firenze «… Siamo dinanzi ad una chiesa di campagna in un giorno di festa: i contadini, rimpulizziti, che non hanno potuto trovare posto dentro la chiesa, si accalcano, come è loro costume, fuori della porta; è il momento solenne di una cerimonia. Alcuni contadini sono prosternati in ginocchio al- tri a testa china, riverenti, tutti raccolti in sé. Le figure sono molte. Il quadro vi attira subito a sé per ciò che vi è di spontaneo, di semplice, di largo, di ben pensato… Il lavoro del Tommasi è stupendo… Sentite di avere dinanzi a voi un’anima che ha qual- che cosa di importante da dire. C’è nel pittore un uomo che pensa e nel suo lavoro un concetto»>. 

E nel giornale l’Elettrico, si legge: «tra quelli che più seriamente e fortemente si presentano è Angiolo Tommasi col suo «Studio dal vero» nel quale bisogna anzitutto tener conto di una difficoltà non piccola, che di per sé sola basta a onorare l’artista che arditamente se l’è proposta: il far solido, cioè con mezzi semplici, quali sono le figure vestite di grigio in ambiente grigio. Tale difficoltà è ben superata perché quelle figure grandi al vero sono soli- damente costruite e dipinte». 

Questo quadro, dopo quelli dipinti dal Lega, è fra i più importanti tra tutti quelli eseguiti a Crespina.

Angiolo Tommasi – Benedizione in campagna

Ritengo che anche il quadro esposto a Livorno nella grande mostra del 1886 intitolato «Andando alla fonte» sia stato eseguito a Crespina. 

Un altro quadro di grande successo fu «Le ultime vangate>> che vinse il premio in palio di L. 2.500; chi rimase deluso come al solito, pur avendone da un lato piacere per l’allievo ed amico, fu il Lega che in estremo bisogno ed ammalato, avrebbe potuto risolvere qualche problema di sussistenza con la cifra messa in palio. 

Successivamente il quadro «Le bagnanti» fu premiato all’e- sposizione di Genova e Parigi, ed il quadro «Gli emigrati» fu acquistato dallo Stato per la galleria di Arte Moderna di Roma, mentre il ritratto di Mascagni fu esposto nella Pinacoteca di Livorno, attuale Museo Civico G. Fattori di Villa Fabbricotti. 

Nel 1899 preso dal desiderio di scoprire cose nuove, si recò in America del Sud spingendosi in Argentina, Patagonia e Terra del Fuoco, dipingendo tutte le cose ed i paesaggi che lo colpivano; espose poi le opere a Buenos Ajres, riportando un grandissimo successo. 

Ritornato, seguì il suo amico e collega Ferruccio Pagni a Torre del Lago, ove assieme a Puccini, Nomellini, Fanelli, Gambogi, ani- mò il famoso «club dei Bohemiens» che aveva la sede nella capanna di “Gambe di Merlo” trasformata per l’occasione in fiaschetteria. 

Angiolo non lasciò più Torre del Lago salvo rare eccezioni, e la morte lo colse colà mentre era intento a terminare un quadro all’aperto; il sopraggiungere dell’autunno con la cattiva stagione gli aggravarono una polmonite. 

Di Angelo, come sarà per il successivo Lodovico, non abbiamo trovato, oltre a quelli già citati, altri quadri sicuramente attribuibili, come luogo di esecuzione, a Crespina. Vale anche per lui quanto abbiamo detto in parte del Lega. Molti paesaggi e molti ritratti hanno l’aria di essere stati eseguiti qui, però non vi sono evidenziati elementi caratteristici che consentano una sicura collocazione. Ho ritenuto d’inserire uno dei ritratti che Angelo fece al Lega per evidenziare il legame artistico e di amicizia che li legò. 

Angiolo Tommasi – Ritratto del Lega

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LODOVICO TOMMASI 

Nel gruppetto di pittori che molto spesso si recavano assieme a dipingere passando dietro l’attuale cimitero ove esisteva una piccola strada campestre, il più giovane era Lodovico Tommasi. Egli è quello che i vecchi paesani si ricordavano meglio per averlo continuato a vedere anche dopo la vendita della casa e fino all’epoca della morte. Anche gli altri Tommasi continuarono a venire a Crespina; tra l’altro Eugenia, sorella di Adolfo aveva sposato Alessandro Rey con cui abitò nella villa costruita dal fratello Augusto, dopo averla ricomprata all’asta dal Ricovero di Mendicità. L’ultimo rampollo dei Tommasi, Ghigo (anch’egli pittore), ricorda di essere venuto negli anni anteguerra, con lo zio-maestro, Lodovico alla fiera degli uccelli. 

Egli era nato a Livorno il 17 luglio 1866, influenzato dal fratello, dal cugino e dal grande amico di famiglia, Lega, iniziò fin da ragazzetto a pitturare mentre frequentava il Conservatorio musicale di Firenze, ove si diplomò maestro di violino. 

Sotto la guida del Lega fece subito dei grandi progressi data anche la sua predisposizione naturale. La prima maniera di dipingere fu spiccatamente leghiana, ma successivamente riuscì a rendersi autonomo dando alle tele una chiara impronta personale, tanto da divenire il più originale dei Tommasi. 

A 19 anni espose per la prima volta alla Promotrice Fiorentina facendosi subito notare dal pubblico e dalla critica. Sempre nell’86 espose anche lui a Livorno con successo un quadro che aveva eseguito a Bellariva presso la loro residenza fiorentina. 

Alla prima mostra internazionale di Venezia ottenne il riconoscimento definitivo e da qui spicca il volo per mostre interna- zionali tra cui Buenos Aires, Saint-Louis, Monaco, Lipsia, Barcellona ecc. ottenendo sempre grandi successi. 

Lodovico è stato per vari periodi cittadino crespinese coltivando le sue duplici passioni per la pittura e per la musica; vi ha eseguito «La fiera degli uccelli», varie scene campestri e familiari. 

Come bravissimo suonatore di violino, fece parte di un celebre quartetto e del Club dei Bohemiens a Torre del Lago ove abitò assieme al fratello Angiolo (due lapidi poste sulle case che si affacciano sul Lago presso il Castello degli Orlando, ricordano tale permanenza). 

Le sue melodie hanno ispirato anche lo stesso Puccini che era un suo entusiasta estimatore, tanto da affidargli il figlio affinché lo istruisse nella musica, ma senza successo. Lodovico morì a Firenze il 7 Febbraio 1941.

Ludovico Tommasi – Fiera di Crespina (pittura)

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