Villa Puntolmi, Da Paule, Niccolai, Alberti, Ciuti, Pepi
- Presentazione
- “VAL DI SONSI” nel racconto del Granduca Leopoldo II di Toscana
- Valdisonsi nella descrizione del giugno 1788 di Giovanni Mariti nel suo “Odeporico o sia itinerario per le Colline Pisane”
- Valdisonzi nel Dizionario geografico fisico storico della Toscana di Emanuele Repetti, pubblicato a Firenze nel 1833
- Valdisonzi nel volume “Le Colline Inferiori Pisane di Felice Bocci (1901)
Valdisonzi, già Vallisonsi – toponimo prediale di età altomedievale ed origine germanica (longobarda) esito di aplologia fra due termini: da “Wald”= “bosco, foresta” [fonte: RELAZIONE ARCHEOLOGICA del territorio del Comune di Crespina Lorenzana]
Nel 1561 è registrata in località Valisonsi una vasta proprietà del fiorentino Giovanni d’Antonio Mangiatroia che, nel 1622 viene acquistata dal Fiorentino Gio di Gismondo Berzighelli.
Nel 1722 ne diventa proprietario il livornese Agostino di Giovanni Ciappelloni.
Nel 1796 la tenuta viene acquistata da Domenico Scotto di Procida, Regno di Napoli, che abita a Livorno e nel 1815 passa per eredità alla nipote Maria Luisa che diventerà moglie del principe Corsini.
Il Granduca Leopoldo II è spesso ospite del principe Corsini a Valdisonsi.
Sul retro del palazzo su una lapide in marmo sono descritte le ristrutturazioni ottocentesche:
Domenico Scotto comprata questa villa nel 1796 dai Signori Ciappelloni vi fece scavare ampie cisterne, la provvide di salubre acqua e la rese più amena, per un lungo stradone fiancheggiato da cipressi.
Teresa Del Chiesa ved. Scotto di lui nuora aperto un magnifico viale d’ingresso ne ingrandì riccamente le stanze aggiuntovi un vasto parco nel cui mezzo fece innalzare un obelisco di travertino di Parrana.
Luisa Scotto principessa Corsini continuando l’opera dell’avo e della madre murata altrove la fattoria ne accrebbe e abbelli le varie parti perché compiacendosene il diletto marito degnamente vi accogliesse numerose comitive di parenti ed amici ornata la cappella esterna ne allestì una interna fece la balaustra di pietra né mai benché afflitta da molte avversità cessò di curarne l’adornamento e lo splendore fino all’ottobre 1878 in cui volle si scolpisse questa memoria.
Architetti furono: i Cav. Alessandro Gherardesca e Pietro Bellini
Esecutore: Gaetano Cecchi.
A differenza delle altre ville in zona, si trova isolata e nascosta alla vista eccetto il campanile dell’oratorio.
Presenta due diverse facciate con una originale forma a L: quella principale e più antica guarda le colline, quella laterale più moderna il giardino. La prima facciata si sviluppa su tre livelli con scala a doppia rampa e una meridiana. La seconda in stile neoclassico è articolata invece su due livelli.
Il salone e le altre stanze del piano nobile sono decorati con stucchi, paesaggi e nature morte.
Nel grande parco si trovano edifici in stile eclettico, come l’oratorio di San Domenico, la limonaia e la casa del fattore.
“VAL DI SONSI” NEL RACCONTO DEL GRANDUCA LEOPOLDO II DI TOSCANA
Quelle che seguono sono le parole che scrisse nel suo diario letterario l’ultimo sovrano di Toscana, Leopoldo II, quando fu ospite a Crespina del principe Corsini.
“Di poi condussi il figlio nelle belle colline del Pisano Treggiaia, Palaia, Villa Saletta; scesi e traversai l’Era e venni a Capannoli e Lari; dalla sua rocca mostrai paese vasto, la parte più bella di Toscana, […]
Di lì venni ai Bagni di Casciana, luogo del tutto nuovo per fabbriche e lieto per gente, e veduti i Bagni proseguii.
Passai Usigliano: erano case, ville, villeggianti, ed il paese si faceva di più in più bello, ricco e ameno; gente ilare e doviziosa vi stanziava.
Dove ampio viale conduceva in vallecola selvosa, incontrato il principe Andrea Corsini ci condusse e ci accolse in bella casa situata in ameno giardino: era Val di Sonsi.
L’occhio correa lontano per li alberi rari e forestieri, si vedeva il Pisano, le pianure, i monti, il mare.
E fui condotto per Crespina e Fauglia, ed il luogo si faceva sempre più bello: selve dense di olivi, sotto verzura: strada serpeggiava dolcemente, senza un sasso, e conduceva da una in altra collina per sinuosità cotanto dolci che non le vidi altrove, ed il sole inclinava in ciel sereno ed infuocato, e li ultimi raggi suoi correvano sulle sommità e i cigli delle colline ad illuminare le ville dove posavano dalle cure molti conoscenti in sì mite e serena stagione.
Passai Fauglia dalle belle nuove case e ville, e scesi nel piano ubertoso e tornai a riposare dai Corsini”.
Brani estratti da: “Il Governo di Famiglia in Toscana. Le memorie del Granduca Leopoldo II di Lorena (1824-1859)” A cura di Franz Pesendorfer – Ed. Sansoni, pp. 511-512)
Valdisonsi nella descrizione del giugno 1788 di Giovanni Mariti nel suo “Odeporico o sia itinerario per le Colline Pisane”
(Lettera ventitreesima del tomo secondo)
M’incamminai a cavallo per la strada maestra, e tenendo la stessa via fatta due giorni avanti arrivai di nuovo a Cevoli. Passato che ebbi questo castello lasciai a destra la via che conduce alla Pieve del luogo, e prendendo quella inferiore seguitai il cammino verso la Terra di Lari, dove arrivato senza fermarmi proseguii oltre, e alle ore sei arrivai a Vallisonsi, villa de’ signori Ciappelloni di Livorno.
Le strade per le quali passai in questo giorno erano tutte praticate nel tufo, avendo a destra e a sinistra delle buone coltivazioni fatte negli stessi tufi, che trovai nella maggior parte ben addomesticati e ridotti in perfettissime terre. Gli Ulivi, le Viti ed i Grani sono i principali articoli, e se unitamente alla premura del lavorare vi fossero dei migliori metodi di coltivazione, quelle terre sembrerebbero giardini. Per ogni dove incontrai dei soliti Testacei fossili, ma specialmente delle ostriche.
La villa di Vallisonsi resta in un distinto poggetto su quelle Colline, e per andarvi si ascende da tutte le parti, ed ha d’intorno una valle, dalla quale appunto prende il nome. La villa è molto propria, e grande, e ben spartita, ed ha dei buoni annessi; e fra essi una decorosa cappella distante poche braccia da essa sotto il titolo della Santissima Trinità. All’altare vi è un Quadro esprimente la medesima, ed è della scuola fiorentina. Vi si legge appresso l’iscrizione:
D. O. M.
SACELLO HVIC
IN HONOREM SSMAE TRINITATIS
EXTRVCTO AVGVSTINVS SEBAS
CIAPELLONIVS PRO SVO IN RES
SACRAS STVDIO MAIOREM NITOREM
ET STABILITATEM ADIVNXIT
ANNO SALVTID MDCCXXV
Vi è accanto un campanile quadrato, e moderno, che supera la moderazione di una cappella privata, per cui è forse restato senza campane. Le acque dei contorni sono buone, ma essendo un po’ troppo distanti, i signori Ciappelloni per l’uso domestico fabbricarono davanti alla villa una bellissima cisterna.
Da questa villa ebbi l’occasione di osservare che i venti libecci, che salutano Livorno senza che per l’ordinario vi portino acqua, la scaricano poi tutta verso i Monti Pisani dalla parte di Calci, di Buti e di Bientina, e per le adiacenti Colline del Valdarno di sotto.
I libecci combinati con i venti australi spingono le acque con impeto burrascoso anche in queste Colline di Vallisonsi, di Crespina, di Casciana e di Lari, e degli altri vicini Castelli, ma sono di poca durata, venendone riparata la forza dalla giogana dei Monti di Livorno.
Piove per altro assai in queste parti quando i tempi acquosi son caricati a grecale, a levante e a scirocco per cui si trovano ad aver qui molta acqua nell’inverno, e pochissima d’estate.
Le coltivazioni verso Vallisonsi non differiscono da quelle delle altre colline. Ulivi, viti e grani sono al solito i principali articoli. Vi sono dei campi per i vecciati, e nelle Vallate vi seminano pure i granturchi e le saggine.
A questi capi di agricoltura si potrebbe aggiugnere quello dei Castagni non tanto a frutto, ma per fare dei cerchiami, domandando col nome di tallete quei luoghi destinati per quest’ultimo effetto. Per altro questo articolo dei castagni mi parve piuttosto trascurato per sostituirvi quello degli Ulivi, creduto più vantaggioso e di maggior rendita; a poco per volta disfacevano pure delle piccole macchie, ottime per pastura, per ridurle egualmente a coltivazione.
Presso questa villa veddi in abbondanza nei campi seminati a vecciati il lilium pomponicum Linn. che non aveva trovato in nessun’altra di queste Colline.
I terreni di Vallisonsi sono tutti di tufo, fra i quali vi è una prodigiosa quantità di testacei fossili, ma specialmente delle solite ostriche piuttosto grandi, ed alcune chiuse e ripiene di tufo polimorfo, il quale contenendo dei piccoli testacei microscopici, questo solo può servire di vago trattenimento ad un dilettante naturalista.
Tali testacei ancor qui non son confusi, ma si veggono ordinati fra di loro, e gli strati ove posano hanno una perfetta corrispondenza orizzontale con gli altri poggi che circondano quella valle. Quelli poi che sono erranti e sparsi per i campi lavorativi, e inferiori, è manifesto che ci sono stati trasportati come dissi anche poco fa, dalle acque radendo e smottando le pareti laterali della valle, dove restano confusi anche di più atteso le successive lavorazioni dei terreni.
Presso alla casa di un contadino a mezzogiorno della villa, luogo detto Fontecarelli trovai molte concrezioni idiomorfe di pietra calcaria di forma globulare, e internamente disposte a zone e colorite a gradi dall’ocra marziale. Di qui si ha un’amena veduta, specialmente dalla parte che guarda il mare.
Nel trattenermi in quella villa di Vallisonsi mi venne desìo di fare qualche spasseggiata per quei contorni. Andai prima di tutto a Crespina, luogo prossimo alla villa, e dalla quale non è diviso se non da una vallata. Qui m’indirizzai al proposto di essa il Molto Rev. Signor Antonio Filippo Pieri, che trovai garbato ed ilare, nonostante che fosse crudelmente tormentato dalla gotta, e fui di ritorno la medesima sera a Vallisonsi. Ma il giorno dopo tornai nuovamente a Crespina, e andai in una parte di essa, detta Belvedere, con idea di osservare la villa Testa.
Emanuele Repetti, autore del Dizionario geografico fisico storico della Toscana pubblicato a Firenze nel 1833, così parla di Cenaia, Migliano e Leccia:
REPETTI ON-LINE, UNIVERSITÀ DI SIENA:
http://stats-1.archeogr.unisi.it/repetti/database.php#page_1
VALLISONSI, o VALISONZI, delle Colline pisane in Val di Tora. – Villa signorile, stato uno de’ casali compresi nel distretto di Crespina, ora nella Comunità Giurisdizione, è intorno a un miglio toscano e 1/2 a ponente libeccio di Lari, Diocesi di San Miniato, una volta di Lucca, Compartimento di Pisa.
La villa signorile di Vallisonzi è situata nell’alto di una deliziosa collina cui fanno corona altri minori colli costituenti un’ amena vallecola. – La villa di Vallisonzi con i poderi annessi passò dai Ciappelloni nella casa Scotto di Pisa, ed attualmente ne’ Principi Corsini di Firenze.
Felice Bocci, nel suo volume “Le Colline Inferiori Pisane” pubblicato per la prima volta nel 1901, così parla di Valdisonzi:
VALLISONZI
Fu un casale del distretto di Crespina, quindi villa dei Ciappelloni, che passò nella famiglia Scotto e da questa nei principi Corsini. Anticamente ebbe un oratorio sotto il titolo di S. Frediano detto da Crespina, ma oggi non si conosce dai ruderi che il sito che occupava. Conteneva anche la chiesa curata di S. Lucia, la quale era soggetta alla pieve di Triana, e nel 1260 aveva d’estimo lire 30, ed un’altra chiesa detta di S. Frediano.
La chiesa di S. Lucia era di patronato della nobile famiglia Lanfranchi, e nel registro di Collazioni di benefizi della Diocesi di Lucca (‘) trovasi l’istituzione, nomina e presentazione di Ceo de’ Lanfranchi come patrono.
Oggi è un casino di campagna di qualche considera- zione nel popolo per i suoi annessi, circa un chilometro a levante di Crespina, posseduto, come abbiam detto, dai principi Corsini. Fu più volte visitato dal granduca di Toscana Leopoldo II che vi si tratteneva qualche giorno, ospite dei Principi anzidetti.
(‘) Segnato L B, a carte 189, solto di 1o Giugno 1454.
Vedi anche:
