Villa Pagni, Del Bene, Mecherini, Ott, Pappalardo
Nel 1561 il podere di Filicheto di Tripalle appartiene a Domenico Cipriano Pagni il quale nel 1579 la vende al pisano Jacopo di Andrea Dellancroia.
Alla morte di Dellancroia, nel 1561, la tenuta viene rilevato dal Monastero di San Martino che smembra la proprietà.
A partire dal 1595 il pisano Guglielmo Melardo Del Bene (o Beni), ricostituisce la tenuta che alla sua morte, nel 1627, va in eredità ai cugini Neretti e nel 1664 alla Pia Casa di Misericordia di Pisa con l’obbligo di erigere un “Monastero di Zittelle sotto l’Invocazione di San Guglielmo”. A seguito della mancata autorizzazione del Granduca Francesco III, la Pia Casa di Misericordia nel 1752 vende infine la fattoria e tenuta di Tripalle ai fratelli Santucci.
Nel 1757 la proprietà viene acquistata dal nobile pisano Ranieri di Niccolò Mecherini, che con gli importanti miglioramenti architettonici di Jacopo Donati, e gli affreschi di Domenico Tempesti, rende la dimora un “Palazzo”.
La tenuta passa per eredità ai successori di Ranieri Mecherini fino al 1867, quando viene venduta agli Ott, famiglia nobile livornese di origine svizzera.
L’attuale proprietà è di Pappalardo.
(Fonte: Le Ville del Valdarno – Maria Adriana Giusti – Edifir- Edizioni Firenze, 1996)
La villa presenta un edificio dalla forma irregolare che si affaccia sui colli intorno. La facciata principale guarda il paese di Tripalle ed un tempo aveva pregevoli decorazioni a pittura. Si articola su tre livelli e ha due entrate simmetriche (di cui una finta) posizionate ai lati mentre al centro spicca lo stemma gentilizio.
L’interno presenta un grande ingresso con ballatoio. Il salone al piano nobile aveva una loggia, oggi chiusa, che si affacciava sul giardino retrostante. La villa è stata restaurata dai danni sofferti durante l’ultima guerra, quando gli affreschi di Domenico Tempesti e del Gabbrielli andarono perduti.
Il complesso presenta inoltre l’oratorio di San Isidoro e della Madonna del Cuore, ricostruito nel 1768 sui resti di un’antica chiesa. Davanti alla cappella sorge la fattoria con torretta in stile neo-medievale del 1881.
Il parco è composto da prati irregolari e alberi di alto fusto, secondo le tendenze all’inglese. Nella parte interna è allestito un giardino all’italiana.
Nel 2003 la villa è stata set cinematografico del film Tredici a tavola con Giancarlo Giannini, diretto da Enrico Oldoini.


La villa Mecherini nella descrizione del 19 settembre 1788 di Giovanni Mariti nel suo “Odeporico o sia itinerario per le Colline Pisane”
Adesso prima di lasciar Tripalle voglio dirvi come uno dei suoi migliori annessi è la villa del signor Niccolò Mecherini nobil pisano, in luogo detto Filicheto, che è in poca distanza dalla chiesa curata.
Ha la medesima davanti di sé uno spazioso prato, e su di esso vi è un pubblico e molto proprio oratorio spettante alla stessa villa, sotto il titolo di S. Isidoro Agricoltore, e la Madonna dei Sette Dolori. Vi sono in essa tre altari. Era qui un’antica chiesa o oratorio sotto il titolo dei Disciplinati di S. Isidoro detta dei Tredici, dal numero dei fratelli che ne componevano la confraternita. Restava il detto oratorio mezzo sotterra, per cui bisognava scendere diversi scalini per arrivare al piano di esso; era perciò umido, malsano e ridotto in cattivo essere, e così da circa vent’anni a questa parte fu rialzato dai fondamenti, e ridotto gradatamente a quella decente forma che oggi si vede. Il titolo della Madonna del Sette Dolori gli fu aggregato modernamente dalla Pita della nobil donna la signora Antonia Bellalmini nei Mecherini.
La villa che è lì appresso fu già la casa di una fattoria che apparteneva alla Pia casa di Misericordia di Pisa acquistata già dal padre del prelodato signor Niccolò Mecherini; fabbricatavi poi la detta villa, che è molto propria e comoda, prese il nome di palazzo, e così si chiama.
Dipinse in essa le figure a fresco Domenico Tempesti, e l’architettura è di mano di Silvestro (leggi Jacopo) Donato pisano, pennello meno che mediocre. Quanto a Domenico Tempesti, dice il Donati (in Miscell. Lucch. Tomo I a XLII 3, Diz.) che fu pittore di vivaci talenti, ma di mediocre nome e fortuna.
Non vi dispiaccia che io vi dia qualche notizia di più di questo pittore, il nome del quale non lo troverete aggiunto nell’ultimo abecedario pittorico, e dal quale si veggono anzi tutti diversi valentissimi uomini per servire probabilmente a qualche malinteso patriottismo, o al pregiudizio ancora.
Domenico Tempesti adunque era veramente nato per la pittura, ma fu molto distinto nella musica, nella poesia, nel ballo e nella scherma in cui fu eccellente. Ma nonostante con un talento naturale, è meraviglioso per l’arte, appena appresi i principi sotto l’abate Domenico Conti, di cui fu prediletto scolare, incominciò a dipingere in età quasi tenera, e perciò nel suo disegno rare volte trovasi, come dicono, scuola, e quasi sempre apparisce manierato.
Dipingeva con una velocità incredibile; immerso nel suo naturale entusiasmo, e intollerante di tuttociò che poteva ritardare il caldo immaginare della sua fervida fantasia, incominciava da un piede, da un panno, o di dove gli veniva voglia senza cartone e senza disegnare neppure sulla calcina fresca; insomma faceva come il capriccio gli dettava. Maraviglia si è se così operando ha fatta alcuna cosa degna di lode. Ed infatti egli lamenta la sua composizione, a macchina pittoresca, e quel che chiamano colpo d’occhio lo aveva in sommo grado, ed una vaghezza di tinta, nota della lunga esperienza dell’arte non ordinaria nei pittori affrescanti. Era di lui particolar pregio non meno l’epopea o sia l’invenzione. Creava rapidamente, e variava con una felice fantasia. Ha fatto delle pitture degne della stima dei conoscitori. Fra queste sono in Pisa la gran sala della casa Ruschi; e nella villa di Pugnano de’ Signori Dal Borgo la Nascita di Arlecchino, vaghissima e corretta opera.
Nei tempi suoi era forse de’ pochi che dipingeva a buon fresco, onde ha operato assai in Volterra, in Pontremoli, in Pistoia, in Pisa e nei suoi contorni, ove non vi è quasi nobil casa, o chiesa, ove egli non dipingesse. Del restante poi egli non uscì mai di patria, ove fu sempre amato e stimato universalmente, e in special modo dai fratelli Melani, nomi illustri e celebrati pittori pisani, stati indegnamente tolti dall’ abecedario pittorico che fu stampato in Firenze nel 1775, e riprodotto poi con falso frontespizio, e con tutti i difetti con la data di quest’anno 1788. Lavorò insomma il Tempesti indefessamente fino all’anno 1766 in cui morì all’età di settantotto anni, dal che pare che non dovesse essere uomo di mediocre fortuna come dice il Donati.
È vero però per quanto vengo assicurato da chi mi ha favorito tali notizie che egli, atteso un perpetuo buon umore per cui si prestava a ognuno anche a perdita certa per un cuore dolce e generoso, e forse prodigo verso i suoi e gli amici, e per una pietà superiore alla sua condizione verso dei poveri, non lasciò se non un nome onorato ed una memoria dolcissima di sé agli amici ed ai suoi.
Questi fu padre del vivente signor Giovanni celebre pittore pisano, non meno che dell’illustre e dotto abate Ranieri, il quale da vero filosofo sa trovare tutte le sue delizie nell’ ameno soggiorno di Belvedere di Crespina nelle colline Pisane. In questa villa dei signori Mecherini vi osservai due piccoli capitelli di marmo bianco, e d’ordine corinto, ma rozzi sul quel del secolo XIII venendo il secolo XIV, con una colonnetta di marmo bianco, ed altri pezzi ancora vedrete altrove ove erano per l’avanti impiegati.
Proseguiremo nella seguente il nostro cammino.
Giovanni Mariti e i signori Mecherini
brani estratti dall’Odeporico
21 settembre 1788
La giornata di ieri 21 di settembre 1788 fu tutta consacrata al soggiorno di Tripalle, o più precisamente a Filicheto nella villa del signor Niccolò Mecherini, ove atteso la ricorrenza della festa della Madonna dei Sette dolori, fu qui solennità alla sua cappella. Le feste di campagna, voi lo sapete, non terminano mai senza qualche lauto pranzo. Ciò è in regola. E così, detto signore con generosità e buon gusto, regalò diversi suoi Amici con una tavola di trenta coperti serviti coll’ ultima delicatezza. E la sera fummo rallegrati con un divertimento teatrale, sostenuto nel proprio palazzo da’ nobili suoi figli coll’ intervento anche di distinte persone venute apposta da Pisa per godere di quella festa.
27 settembre 1788
Scendemmo poi nel Pian dell’Isola, e risaliti dolcemente, dopo la distanza di cinque miglia da Luciana, a mezzogiorno di questo stesso dì 27 di settembre 1788, si fu finalmente di ritorno a Belvedere. A sera poi andammo a Tripalle a godere della solita e brillante conversazione nella villa di Filicheto del signor Niccolò Mecherini, restituendoci quindi di nuovo a Belvedere, ove riposando, io invito a riposare ancora voi.
25 ottobre 1791
Questo piccolo spasso istruttivo che terminò a sera coll’ occhio rivolto sempre sopra oggetti agrari, fu fatto da Belvedere per Vallisonsi, e per i contigui colli e vallate, tenendo per settentrione fino al suddetto Poggio al Tesoro; di dove si passò a Tripalle in villa de’ signori Mecherini a terminare la serata in quella conversazione.
30 ottobre 1791
(…) a ore cinque e tre quarti scesi nel Pian dell’Isola, e arrivato a Tripalle andai alla villa de’ signori Mecherini, ove mi trattenni a sentire la Tragedia dell’Oreste del signor Conte Alfieri recitata in quel domestico Teatro con molto spirito da quella Nobil compagnia; e così alle ore undici di questa sera 30 di ottobre 1791 fummo insieme di ritorno a Belvedere.
1 novembre 1791
Questa sera mi trattenni al solito alla villa de signori Mecherini, ove fu bravamente rappresentato il Calderaio di S. Germano; e alle ore dieci ci restituimmo a Belvedere.
3 novembre 1791
Il trattenimento di questa sera fu al solito teatro domestico della villa Mecherini, ove quei nobili attori si distinsero egregiamente nella recita della tragedia di Maometto di Voltaire; e poi fui di ritorno a Belvedere.
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