Canonica di Belvedere

La Canonica, insieme all’Oratorio e alla Villa fanno parte del complesso di Belvedere.

Il 4 ottobre 1780, per volere della Contessa Giovanna Del Testa Del Tignoso, inizia la costruzione della canonica che viene completata nel 1784.

Il cappellano, l’abate dottor Ranieri Tempesti, vi abita fino alla morte, avvenuta il 9 marzo 1819.

Brani estratti da “LE VILLE DI CRESPINA – Belvedere, un caso esemplare”
Collana di studi e saggi diretta da Roberto Ciardi
Bandecchi & Vivaldi. 1996
pag 136

LA CANONICA 

Immediatamente fuori dall’oratorio, di fronte a noi si mostra, in tutta la sua eleganza e ricercatezza formale, l’edificio della canonica.

Unica nel suo genere, questa struttura assolve alla duplice funzione di villa di campagna e “palazzotto” signorile. Essa attesta, in modo inequivocabile, il gusto erudito e il ruolo sociale del committente che sovrintese alla sua progettazione e realizzazione: l’abate Ranieri Tempesti che fu rettore dell’oratorio e protetto della contessa Del Testa Del Tignoso alla quale dedicherà il più importante ciclo decorativo fatto realizzare all’interno della canonica.

Sacerdote dal 1770, filosofo, naturalista, membro fondatore della colonia d’Arcadia Alfea, nonché pittore dilettante, Ranieri fece di Crespina un importante cenacolo e luogo di soggiorno dei principali letterati ed eruditi del tempo”, che qui potevano non solo dedicarsi agli otia di oraziana memoria, ma anche “divertirsi ognuno a modo suo, e vaddi che la villeggiatura allettava estremamente non tanto per i soggetti che la componevano, quanto ancora per il vero entusiasmo villareccio che vi regnava”.

Luogo di impegno intellettuale ma anche di leggero svago, così lo ricorda Giovanni Mariti, che della compagnia e dell’ospitalità dell’Abate beneficiò ripetutamente durante la stesura del suo Odeporico, opera monumentale in tredici volumi, che ci restituisce un fresco ed avvincente panorama della realtà rurale e architettonica delle colline pisane sul finire del Settecento. 

Legato da intima amicizia all’Abate, la cui benevolenza e nobiltà d’animo non perde occasione di ricordare nei suoi scritti, è proprio il Mariti ad offrirci la possibilità di delineare questo edificio utilizzando una delle sue più suggestive e amene descrizioni, resa ancor più intensa dal piacevolissimo disegno autografo, eseguito a penna, che accompagna il testo.



Il Complesso del Belvedere nel disegno del 1788 di Giovanni Mariti