Villa Del Carretta, Del testa Del Tignoso, De Filippi, Savi, Tiezzi, Crastan
L’edificio originario venne costruito dopo il 1580 da Ascanio di Lodovico Vitali del Carretta e fu ristrutturato nel Settecento dal conte Francesco Maria del Testa del Tignoso.
La villa fu ampliata da Jacopo Piazza, mentre il parco e le strutture annesse lo furono da Mattia Tarocchi: il primo seguì lo stile tradizionale toscano ispirato al rinascimento, il secondo si ispirò al manierismo ed al barocco romano.
Accanto alla villa residenziale si trovano la Canonica e l’Oratorio di Santa Maria e San Ranieri.
Il complesso del Belvedere, a differenza delle altre ville, non ha recinzione nè cancello d’ingresso.
LA VILLA
La maestosa villa segue i canoni tradizionali delle ville toscane rinascimentali, con l’uso del contrasto tra intonaci e pietra serena e con una scansione regolare delle aperture. La facciata è caratterizzata dalle due torrette laterali, profilate in bugnato, e la monumentale scalinata d’ingresso al piano nobile.






Ascanio di Lodovico Vitali Del Carretta costruisce dopo il 1580 il primo nucleo del complesso di Belvedere.
La proprietà passa quindi alla nipote Isabella (o Lisabetta) Caterina Colucci, che nel 1657 sposa Andrea di Jacopo Del Testa Del Tignoso portando in dote Belvedere.
Nel 1761 il proprietario è Francesco Maria Del Testa Del Tignoso, che si trova in servizio a Vienna dove, il 4 novembre 1767 l’Imperatrice Maria Teresa gli conferisce il titolo di Conte.
Nel 1770 il Conte inizia la ristrutturazione della residenza di campagna a Belvedere perché vuole adeguare la proprietà alla raggiunta prestigiosa posizione sociale e politica, e anche per migliorarne e potenziarne la produzione agricola.
Dal 1770 al 1774 la direzione dei lavori è affidata all’ingegnere Jacopo Piazza che rifigura la facciata, vi aggiunge la scalinata e le due torri laterali, costruisce alcuni nuovi corpi sul retro e vari annessi agricoli.
Le maestranze dal 1770 al 1774
Maestranze già impiegate nel palazzo Del Testa a Pisa:
-maestri muratori di origine ticinese Antonio e Domenico Catella
-pittore Vincenzo Piattelli
Maestranze locali:
– maestri muratori Antonio, Giovanni Domenico e Giuseppe Meazzini
– legnaiolo Giovanni Francesco Vecchi.
All’ingegnere Piazza subentra nel 1774 l’architetto Mattia Tarocchi.
4 ottobre 1774: posa della prima pietra dell’oratorio, ultimato nel settembre 1775.
Marzo 1775: il pittore Giovan Battista Tempesti e Tarocchi stesso iniziano la decorazione del salone principale del palazzo.
Fra il 1777 e il 1778 nel giardino vengono costruiti il caffeaus e il bagno termale.
17 febbraio 1780: inizio del primo ampliamento della chiesa.
4 ottobre 1780: inizio della costruzione della canonica del cappellano.
1784: viene completata la canonica e viene nuovamente ampliata la chiesa.
Le maestranze dal 1774
-stuccatori: Antonio Battaglini e Giuseppe Ferri
-fabbri: Giuseppe e Ranieri Battaglia e Benedetto e Luigi Bensi
-scalpellini Tommaso Chelli e Giuseppe Rimediotti
-marmisti Domenico e Jacopo Antonio Casoni (subentrati dal 1774 al mercante di marmi Antonio Franzoni)
-maestri muratori: Carlo Bitozzi e Giovanni Battista Toscanelli
-doratori: Michele Biagetti e Francesco Fanucci
-pittore: Giuseppe Soldaini.
Fonte: “Le Ville del Valdarno” – Maria Adriana Giusti – Edifir- Edizioni Firenze, 1996

IL GIARDINO
Il giardino è diviso in due zone: una pianeggiante vicino al palazzo, dove si trova la peschiera, ed una in salita, organizzata a parco all’inglese nell’Ottocento, che culmina con il belvedere.

LE TERME
Il bagno termale presenta in facciata un timpano spezzato e invertito; la decorazione è affidata all’alternanza di vasi in cotto e statue sul coronamento.

LA KAFFE-HAUS
È un edificio ottagonale che si trova all’estremità del prato e presenta all’interno una decorazione a affreschi. Seconda una moda tipicamente settecentesca in edifici come questo si prendeva il caffè e la cioccolata calda, bevande realizzate con prodotti di origine americana il cui uso si era diffuso in quel secolo.
Il Conte Francesco Del Testa Del Tignoso muore il 20 agosto 1779.
Sua moglie Giovanna Cataldi muore il 1 maggio 1784 (leggi la notizia della morte e la pubblicazione del testamento su Gazzette Toscane del 1784)


La villa di Belvedere nella descrizione del 1788 di Giovanni Mariti nel suo “Odeporico o sia itinerario per le Colline Pisane”
Soddisfatta in tali luoghi la mia curiosità, me ne tornai dal Poggio a Belvedere, che erano circa le ore undici di questa stessa mattina 20 settembre 1788.
Impiegai l’avanzo di questa mattina per veder la villa Testa; che dal luogo ove è prende il nome di Belvedere io l’ avevo già veduta anche nel giugno passato, ma distratto allora da altri soggetti. (Vi toccai ciò nel Tomo II Lettera XXIII.) Il solo aspetto della medesima ci annunzia una villa da signori. Fu questa rimodernata sotto il disegno dell’ingegnere Jacopo Piazzi pisano. Nel parapetto della vaga scala esterna, che è a due branche, leggesi scolpito:
RESTAVR. DAL CON. FRANC. E CAV. ALESSAND. DEL TESTA L’ANNO MDCCLXXlI
La detta scala è copia di quella che si vede in Roma alla chiesa di S. Domenico e Sisto dei domenicani che è disegno del P. Pozzi.
Prima di salire per essa si osserva davanti alla porta che le resta sotto, e per la quale si ha l’ ingresso nella parte inferiore del palazzo, un pozzo che mostra molta antichità, profondo circa quarantatré braccia fino al pelo dell’ acqua, che è perfettissima, e della quale ve ne sono regolarmente sette o otto braccia, che viene, e va via, fra gl’intervalli di mattoni assai grandi e non murati.
L’interno della villa è nobile. Lo sfondo della sala e le altre figure sono dell’ abilissimo pennello del signor Giovanni Tempesti pisano, allievo dei celebri Melani, alla memoria dei quali fa sommo onore. L’architettura poi è dipinta da Mattia Tarocchi pisano, ingegnere e pittore d’architettura di singolar merito, morto all’ età di circa cinquant’ anni nel 1780. Quello che di particolare fu in lui, si è che non aveva avuto maestro, e solo aveva studiato sulle opere del P. Pozzi. Anche il signor dottore abate Ranieri, fratello del suddetto signor Giovanni Tempesti, dipinse con lode in questa villa.
Sull’ estremità laterali del palazzo si alza di più la fabbrica, formando quasi due torri. In una di esse veddi che avevasi avuto idea di riunire ciò che spettava all’istoria dei fossili di queste parti, ma senza aver conto poi né seguito né sistema. Nell’ altra trovai una guardaroba di armature per uso del famoso Gioco del Ponte, di cui la casa Testa ne ebbe più volte per la parte il comando.
Circa tre secoli fa appartenne questa villa alla nobil famiglia pisana Del Carretto, della quale si vede tuttavia l’ arme in pietra nella banda occidentale del palazzo, divisa in due campi, rosso il superiore e bianco l’inferiore, essendovi in questa parte in triangolo tre Porcospini. Pervenne nella casa Testa con la dote ed eredità d’ Isabella d’ Ascanio Del Carretto, ultimo di sua famiglia.
Gli annessi alla villa sono belli e comodi. Vi è un giardino ricco di agrumi, in cima di cui fa buona figura un grazioso edifizio a guisa di un tempietto opportuno per prendervi un dolce riposo. Lì appresso vi è anche un bagno ben galante, ove è una Venere scolpita in marmo, la quale era prima in Pisa nel giardino dei signori Lanfranchi da Santa Marta, acquistata dalla casa Testa nel 1774. La scultura non è certamente d’ignobile scultore, senza assicurarla però della scuola di Michelangelo, come si dice essere stata sempre canonizzata.
Nella parte opposta del giardino vi è il paretajo, ed in seguito l’uccelliera per i tordi, dietro alla quale verso austro fu scoperto nel 1778 un sotterraneo, che sembrava spettare a qualche fortilizio, ciò che non potette essere meglio verificato, perché non fu maggiormente curata la cosa. Vi sono qui pure delle cerchiate per spasseggiar sotto in luogo salvatico e ameno, e così guardarsi anche dal sole, ciò che concorre a rendere sempre più pregevole per ogni parte quel soggiorno.

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