Lorenzana

Lorenzana fino al 31 dicembre 2013 è stato un comune autonomo, che comprendeva le frazioni di Laura, Tremoleto, La Casa e Collealberti.
Dal 1º gennaio 2014 si è fuso con Crespina per formare il nuovo comune di Crespina Lorenzana.


Toponimo di origine medievale derivante dal nome proprio Laurentius, traducibile approssimativamente con “fondo, terre, appartenenti a Lorenzo”.
L’origine medievale piuttosto che classica del toponimo (Laurentius è infatti nome diffuso sia in età romana che altomedievale) riposa sulla cronologia della prima menzione del luogo, nominato quale Lorentianum/Laurentiana in due documenti del X secolo d.C.
(rispettivamente datati al 927 ed al 934 d.C.) in cui erano elencati i fondi che, fra quelli che il vescovo possedeva in Val di Tora nell’area di Lorenzana, venivano concessi in enfiteusi.

[Da: pag 53 https://enti.digitech-group.com/crespinalorenzana/QC/QC_13_Relazione_archeologica_CL.pdf ]


Nel 1846 Lorenzana fu colpita dal forte terremoto di quell’anno e riportò molti danni.

Ai Greppioli, presso Lorenzana, il grande naturalista, agronomo, paleontologo e patriota federalista Roberto Lawley ebbe a ritrovare il primo esemplare di una specie di delfino estinto: l’Etruridelphis giulii, battezzato proprio in omaggio ai Conti Giuli, feudatari di Lorenzana.

Il castello vecchio di Lorenzana

In un documento del 927 è ricordata la “curtis” di Lorenzana; il 20 febbraio di quell’anno Vuolgherius vescovo di Pisa concedeva a livello ad Adalprando del fu Orso due pezzi di terra in Lorenzana “ad Deniblo Silvuli”; sopra questa terra Adalprando doveva costruire una casa di abitazione, e inoltre, almeno una volta l’anno, se era necessario, doveva .La recarsi alla corte di Lorenzana “ad faciendum legem et iustitiam’ “curtis” di Lorenzana è menzionata anche in un documento, databile tra il 930 e il 954, che attesta la concessione a livello di una terra posta nella corte di Lorenzana in luogo detto “Rota”.

Il 13 luglio 934 il vescovo Zenobio concedeva a livello a prete Iudo del fu Paolo quattro pezzi di terra che confinavano con il Rigone e la Tora, situati nei pressi di Lorenzana nel luogo detto Massaiule. In Massaiule era anche una terra della chiesa di Sant’Ambrogio “mediolanense”.

Il castello di Lorenzana invece è menzionato per la prima volta nel 960; il 28 febbraio di quell’anno il vescovo Grimaldo concedeva a livello ai fratelli Domenico e Frediano una terra posta in luogo detto Silvaplana presso il castello di Lorenzana: su questa terra i due dovevano costruire una casa per abitarvi. Certamente il castello di Lorenzana ricordato in questo documento e in altri documenti coevi, non si può identificare con il castello di cui ancora si conservano i resti, ma con il castello vecchio menzionato in due documenti del 1258. Il toponimo Castello Vecchio esisteva ancora il 16 ottobre 1369, quando l’arcivescovo Moricotti ordinava ad alcuni uomini di Lorenzana di trovare entro due giorni persone adatte ad assestare alcune vie, dette traverse, ormai quasi distrutte: una di queste conduceva al Castello Vecchio; la sua ubicazione è da collocare dove ora è il luogo detto San Donnino: la località Silvaplana, o Selvapiana, posta vicino al castello di Lorenzana e menzionata nel documento del 960, è posta appunto nei pressi di San Donnino. 

I documenti posteriori alla metà del XII secolo si riferiscono invece al castello di Lorenzana, di cui ancora rimangono il toponimo ed alcuni ruderi. Al di fuori della porta del castello era una piazza che lo divideva dal borgo: il 14 aprile 1314 infatti veniva data in concessione una terra posta nella piazza e confinante con la ripa del castello. Il borgo sorgeva dove era l’antica “curtis” di Lorenzana presso la quale era menzionata la località Rota; questa località è detta, in seguito, nel borgo di Lorenzana: il 30 giugno 1316 veniva dato a livello un casalino posto nel borgo di Lorenzana in luogo detto Ruota. Il borgo del castello di Lorenzana è menzionato in molti documenti dei secoli XIII, XIV e XVI. Il castello di Lorenzana fu di proprietà degli arcivescovi di Pisa e faceva parte della viscontea di Montevaso; vi risiedeva un castellano o capitano che durava in carica tre mesi ed era nominato dall’arcivescovo e notificato al visconte di Montevaso. 

Emanuele Repetti, autore del Dizionario geografico fisico storico della Toscana pubblicato a Firenze nel 1833, così parla di Lorenzana:

Fonte:
REPETTI ON-LINE, UNIVERSITÀ DI SIENA
http://stats-1.archeogr.unisi.it/repetti/database.php#page_1


LORENZANA (Lorentianum e Laurentiana) in Val di Tora. – Villaggio che fu castello, poi capoluogo di una contea, ora di una Comunità del Granducato con pieve (SS. Bartolommeo e Cristoforo) nella Giurisdizione e circa miglia 4 a libeccio di Lari, Diocesi e Compartimento di Pisa.

Il villaggio di Lorenzana è posto fra il Grado 28° 8′ 2′′di longitudine e il grado 43° 32′ 7′′ di latitudine, in una insenatura dei colli, che appellansi Colline superiori pisane, fiancheggiati a levante dal torrente Borra, e a ponente dal fiumicello Tora, mentre sulla vetta del colle sovrastante al paese esisteva la rocca di cui ora altro non resta che il nudo nome di Castello, là dove in età più moderna fu eretto un già abbandonato mulino a vento.

Questo paese si sente rammentato, non prima del secolo decimo, dalle pergamene dell’Archivio Arcivescovile di Pisa; due delle quali, pubblicate dal Muratori, risalgono agli anni 927 e 934. Trattano entrambe di beni concessi ad enfiteusi dai vescovi di Pisa per conto della loro cattedrale, la quale fino d’allora possedeva in Val di Tora, e segnatamente nei confini di Lorenzana, dei terreni e altri fondi posti lungo il torrente Rigone, fra Lorenzana e Tremoleto. – Fu a conto di questo paese che insorsero più tardi (negli anni 1282 e 1284) questioni di diritto civile fra l’arcivescovo Ruggeri e i rappresentanti del Comune di Pisa.

Ai tempi della repubblica pisana Lorenzana fece parte del capitanato delle Colline superiori, di cui Lari era il luogo principale. Quando ebbe potesteria insieme con Crespina, la residenza del giudice tenevasi in Lorenzana; ma, nel 1491, né questo né quel castello avevano più potesteria propria, poiché la loro giurisdicenza a quell’anno era già riunita a Lari.

Il castello di Lorenzana si assoggettò e prestò giuramento di fedeltà alla Repubblica fiorentina li 20 ottobre 1406, sicché ricevé le capitolazioni stesse degli altri comuni del contado pisano che si erano resi dopo l’acquisto della città di Pisa. – Gli uomini di Lorenzana compilarono insieme con quelli di Crespina, nel 1416, i loro statuti da essi rinnovati nel 1543. Altri provvedimenti statutarii furono presi nel 1595, nei quali, relativamente ai pascoli pubblici e ai boschi riservativi si trova incorporato il comunello di Colle Alberti.

Gli uomini di Lorenzana nel 1432, e di nuovo nel 1496, si ribellarono con altri paesi del contado pisano ai Fiorentini dai quali furono ben presto rimessi a dovere.
Il territorio di Lorenzana restò smembrato dalla giurisdizione civile e criminale di lari all’epoca della creazione del capitanato nuovo di Livorno, cui venne riunito il distretto di questa Comunità.

Fu quindi nel 1722 nuovamente distaccato dalla giurisdizione di Livorno, allorché il Granduca Cosimo III, con diploma dei 9 maggio di quell’anno, eresse Lorenzana in feudo granducale, con titolo di contea, a favore del nobile fiorentino balì Francesco Lorenzi, suoi figli e discendenti maschi per orine di primogenitura. – L’atto del possesso preso li 18 maggio 1622, fu rogato nel comunello di Tremoleto, nel palazzo denominato del Roncione, palazzo che servì poi di residenza al vicario del conte feudatario.
La contea di Lorenzana venne formata dei comuni di Lorenzana, di Colle Alberti, di Tremoleto e di Vicchio.

Varii ordini del governo granducale furono inviati al giusdicente e feudatario di Lorenzana, affinché si osservasse in quel feudo la legge del 1749. Se non che il cavaliere balì Francesco Orlando Lorenzi, terzo conte di Lorenzana, essendo restato ultimo di sua famiglia, nel 1783 riconsegnò alla corona granducale la sua contea, per cui essa fu riunita allo stato e quindi sottoposta di nuovo alla giurisdizione civile e criminale di Lari, sotto la quale attualmente si conserva.

I beni allodiali della contea di Lorenzana abbiamo notizia che furono venduti al cavalier Testa di Pisa per il prezzo di 18000 scudi, ossiano di 126,000 lire fiorentine; comecché il palazzo feudale di Tremoleto, anticamente di proprietà di una famiglia dei Medici di Firenze, fosse acquistato da una Angiolini. – (MARITI, Odepor. Delle Colline pisane, MS. nella riccardiana, e Arch. delle Riformagioni di Firenze).

L’antica parrocchiale di Lorenzana era compresa e dipendeva dal pievanato di Scotriano anche al declinare del secolo XIV. – Ignorasi da me il tempo in cui la chiesa attuale dei SS. Bartolommeo e Cristofano a Lorenzana venne eretta in pieve; è noto bensì che essa nel 1541, aveva il suo pievano, e conseguentemente il suo battistero.
Antico tempio fabbricato sopra la sommità della collina, fu consacrato il 5 dicembre 1306, restaurato nel 1585, abbattuto e riedificato di pianta fra il 1775 e il 1776. – La chiesa attuale ha una sola navata, lunga braccia 30, e larga braccia 15, con un’abside ottagona del diametro di 7 braccia.

Il paese è attraversato da una lunga strada di fianco alla quale si trovano molte botteghe di artigiani e di varii mestieri utili ai bisogni della vita, non tanto per gli abitanti del villaggio, ma ancora dei luoghi circonvicini. – In capo alla strada medesima avvi una grandiosa villa della nobil famiglia Lorenzani di Pisa, la quale è credibile che di costà derivasse il suo cognome.

Movimento della popolazione del VILLAGGIO di LORENZANA e ville annesse, a tre epoche diverse, divisa per famiglie.
-femmine -; coniugati dei due sessi -; ecclesiastici -; numero delle famiglie 56; totalità della popolazione 249.
ANNO 1745: Impuberi maschi 61; femmine 63; adulti maschi 124, femmine 179; coniugati dei due sessi 144; ecclesiastici 4; numero delle famiglie 104; totalità della popolazione 575.
ANNO 1833: Impuberi maschi 62; femmine 64; adulti maschi 53, femmine 38; coniugati dei due sessi 129; ecclesiastici 2; numero delle famiglie 57; totalità della popolazione 353.

Comunità di Lorenzana.
Il territorio di questa Comunità occupa 5761 quadrati agrarii, de’quali 329 quadrati sono presi da corsi d’acqua e da pubbliche strade.
Vi si trovava nel 1833 una popolazione di 1284 abitanti, corrispondente a 190 individui per ogni miglio quadrato di suolo imponibile.

Il suo territorio confina con quattro comunità. Verso ostro e libeccio tocca quella di Orciano; dal lato di scirocco e in parte di levante, ha di fronte la Comunità di Santa Luce; seguitando da levante e comprendendo il lato di gracale confina con la Comunità di Lari, verso settentrione, mentre dalla parte di ponente tocca la Comunità di Fauglia.

Serve da confine da ostro a libeccio fra la comunità di Lorenzana e quella di Orciano il borro della Valle di S. Biagio, quindi i termini artificiali fino al poggio Gaddo, dove è posto il segnale dei tre termini, perché costà termina il confine della Comunità di Orciano e sottentra quello della Comunità di Santa Luce, con la quale Comunità l’altra di Lorenzana, dirigendosi da ostro a levante-grecale s’inoltra lungo la strada che per le Case nuove conduce a Santa Luce sino a che al luogo appellato il Molinaccio, passando il ponte sul fiume Tora sottentra la Comunità di Lari. Con questa cavalca il fosso del Giunco Marino presso al suo sbocco in Tora, e di là sale il poggio alle Tarpe che riscende dal lato del torrente Borra, il quale attraversa per risalire il colle Biciocchi dirimpetto al casale di Colle Alberti.

Finalmente, rientrando pel rio della Macera, nel torrente Borra, progredisce lungh’esso sino alla confluenza dell’Ecine, presso dove il torrente Borra prende il nome di fiume Isola. Varca anche quest’ultimo per andare incontro alla strada che dal Pian dell’Isola conduce a Sant’Elmo, lungo la quale le due Comunità camminano di conserva sino a che, pel rio di Corneta, montano da ponente a levante alla così detta Casa al Bosco. A questo punto, cambiando esse direzione da levante a settentrione-grecale, entrano nella strada che guida da Tremoleto a Lari, quindi passano a grecale del poggio di Vicchio fino al luogo di campo Lungo.

Qua cessa la Comunità di Lari e comincia l’altra di Fauglia, e insieme con questa la nostra di Lorenzana s’incammina di conserva per il rio di Valle Putida sino passato il mulino dell’Isola, dove cavalca il fiumicello di questo nome; finché voltando faccia da grecale a maestro, entrambi i territorii fronteggiano lungo la via di Gagliano, quindi per la fossa Dogaja e finalmente per le Mortete, per dove arrivano al mulin nuovo de’ Lorenzani sul fiume Tora.

Passata questa fiumana i limiti delle due Comunità si trovano sulla via regia maremmana, e costà voltando da maestro a ponente percorrono per termini artificiali, rasentano in parte la via vicinale di Santo Regolo, sino al luogo chiamato la Chiaratana, presso cui trovano il borro di Colle Pinzuti e con esso entrano in quello della Valle di S. Biagio per andare a ritrovare la pietra dei tre termini sul confine della Comunità di Orciano.

Fra i principali corsi di Acqua che attraversano la Comunità di Lorenzana havvi il fiumicello Tora, e quello dell’Isola, il di cui primo tronco porta il titolo più modesto di torrente Borra. – Fra le strade comunitative rotabili che passano per il medesimo territorio, havvi quella che staccasi dalla regia maremmana alla Torretta per inoltrarsi a Tremoleto e Lorenzana; e di costà parte un altro tronco di strada per le colline di Colle Alberti, dove essa diramasi in due vie vicinali che una di loro dirigesi verso maestro, mentre l’altra verso grecale guida a Tripalle e Sant’Ermo.

Le nozioni geognostiche della Comunità di Lorenzana furono pubblicate sino dal 1833, nel principio del Tomo I. della Storia naturale di tutte l’Acque minerali di Toscana, dal professor Giuseppe Giulj nativo di Lorenzana, allorché egli trattar volle dell’acqua minerale del Bagnolo del Giunco Marino, spettante a questa Comunità. Che però, io mi credo in dovere di preferire le osservazioni del prenominato professore naturalista, come di uno scienziato che ripetutamente visitò questo suolo, per giovarmi in proposito delle sue stesse parole.

“La Comunità di Lorenzana ha il suo territorio per la maggior parte di sedimenti antichi marini, trovandovisi una gran quantità di spoglie di esseri organici, i quali non possono vivere che nell’acque salse; e specialmente di tal natura sono quasi tutte le colline (pisane). La parte pianeggiante poi è stata prodotta dalle alluvioni moderne delle acque torbide del fiume Tora, dal torrente Borra e dai loro piccoli influenti. La Borra entra nel Fosso nuovo che si trova al Nord-Est di Vicarello nella pianura pisana, dopo aver preso il nome d’Isola”.
“Verso il levante vi sono i monti di Gello Mattaccino, che si uniscono con quelli di Santa Luce, i quali s’inoltrano verso il mezzo giorno, e sono composti di pietra calcarea compatta bigia. Si sa che alla base dei monti si trovano le colline, ed in quelle appunto che formano la base dei monti di Gello, vi ha origine un torrentello, che è chiamato Giunco Marino; il quale in tempo di pioggia accresce colle sue acque le piene della Tora, ove influisce presso il mulino che si trova nella parte superiore del piano di Lorenzana. Questo torrentello ha il principio il suo alveo incassato dentro rocce calcaree della natura stessa di quelle dei monti che sovrastano alla sua origine, ed in seguito se lo è scavato dentro il terreno di alluvione”.
“Sulla parte sinistra del Giunco Marino, circa 40 braccia distante dal punto dove influisce nella Tora, vi è una piccola cavità artificiale, praticata fra il letto ghiajoso, di circa un braccio e mezzo di profondità, che resta ripiena d’acqua minerale fino alla metà. L’acqua di questa scaturigine non viene dal fondo della vasca, ma dagli strati laterali delle pareti della parte opposta a quella che riguarda l’alveo del torrente, ec.”


Dall’analisi fatta dal Professor Giulj risulta, che l’acqua minerale del Giunco Marino è della natura di quelle leggermente feruginose, gassose e fredde, poiché il termometro, che all’aria libera segnava gradi 16, tenuto immerso in detto bagno segnò una temperatura di soli 12 gradi. Lo stesso naturalista raccolse 8 centesimi del suo volume di gas-acido-carbonico da once 25 di detta acqua, dalla qual dose egli ottenne grani cinque d’idroclorato di soda (sal comune), grani tre d’idroclorato di calce, grani otto di carbonato di soda, di quello di calce grano due, e di carbonato di ferro grani uno. – Totale gr. 19 di sale in 14400 grani di acqua”.

I prodotti di suolo più abbondanti della Comunità di Lorenzana consistono in olio, in vino, in granaglie ed in frutti d’ogni specie che si esitano in gran parte a Livorno. – Pochi sono i prati stabili, minori i boschi cedui, e vi mancano affatto quelli di alto fusto. Gli antichi pascoli e i boschi comunali sono stati pressoché tutti ridotti a coltura. Essi nel secolo XVI cominciavano verso Colle Alberti dal mulino di Palancita, e per la Torella insino al pié del poggio di Fontana seguitavano per la strada che porta pel Gabbro e Colognole, e di là sino a S. Giusto.

Si faceva una volta in Lorenzana un mercato ogni giovedì. Vi si pratica tuttora una fiera di bestiame, di pannine e mercerie nei giorni 24 e 25 agosto all’occasione della festività del santo titolare della pieve. – La Comunità mantiene un medico chirurgo e un maestro di scuola.

Il suo giusdicente tanto per il civile come per il criminale è il vicario Regio di Lari, dove si trova pure la sua cancelleria comunitativa e l’ingegnere di Circondario. L’ufizio dell’esazione del Registro e la conservazione dell’Ipoteche sono in Livorno; la Ruota in Pisa.

QUADRO della popolazione della Comunità di LORENZANA a tre epoche diverse.

– nome del luogo: LORENZANA e Ville annesse, titolo della chiesa: SS. Bartolommeo e Cristofano (Pieve), diocesi cui appartiene: Pisa, abitanti anno 1551 n° 249, abitanti anno 1745 n° 575, abitanti anno 1833 n° 931
– nome del luogo: Tremoleto, titolo della chiesa: SS. Fabiano e Sebastiano (Pieve), diocesi cui appartiene: Sanminiato (già di Lucca), abitanti anno 1551 n° 96, abitanti anno 1745 n° 242, abitanti anno 1833 n° 353

– Totale abitanti anno 1551 n° 345
– Totale abitanti anno 1745 n° 817
– Totale abitanti anno 1833 n° 1284

LORENZANA in Val di Tora. – Villaggio capoluogo di Comunità che nel 1833 contava 1284 Abitanti, e nel 1845, compreso un annesso, ne aveva 1419, cioè:

LORENZANA, Abitanti N.° 985
Tremolato, Abitanti N.° 359

Annessi

Tripalle, dalla Comunità di Fauglia, Abitanti N.° 75
TOTALE Abitanti N.° 1419

Lorenzana nella descrizione del 1788 di Giovanni Mariti nel suo “Odeporico o sia itinerario per le Colline Pisane”

(Tomo V – Lettere IX, X, XI, XII) 

INDICE DEGLI ARGOMENTI

Pieve di SS. Bartolommeo e Cristofano 
Compagnia di SS. Sebastiano e Rocco
La Pieve
Estensione e popolazione
Fiumi e torrenti 
Le rovine di cinque chiese
Rocca
Il castello di Lorenzana
Formazione della Contea
Feudatari
Giusdicenti
Comune
Prodotti agricoli
Mercato e fiera
I notari
Documenti storici

(Lettera nona) Da Tremoleto di cui vi ho parlato nella scorsa Lettera, seguitai la mia gita alla volta del Castello di Lorenzana, che n’è distante circa un miglio e mezzo.  Ivi arrivato veddi sulla sinistra una piccola cappella sotto il titolo di S. Ranieri. Passando poi per la strada principale del luogo, l’ osservai ben fornita di botteghe di mestieri adattati ai bisogni del Castello e della sua campagna. Ed alla fine di essa trovai una grandiosa villa dei nobili signori Lorenzani di Pisa; ma di disegno poco ordinato atteso aver servito all’ingrandimento di essa diverse altre vecchie case. La cappella della medesima è detta di S. Piero d’Alcantera, e all’altare vi è un quadro di detto santo dipinto da ragionevol pennello. 

Pieve di SS. Bartolommeo e Cristofano 
Lì appresso passai a vedere la chiesa della pieve, che è sotto il titolo de SS. Bartolommeo e Cristofano. Fu la medesima principiata ad edificarsi di nuovo nel 1773, e vi fu ufiziato nel 1776, ma non è perfezionata in tutte le sue parti. E di una sola navata, ma piuttosto grande, essendo lunga dalla porta fino all’altare trenta braccia, e braccia sette il coro fatto a figura ottagona; ed è larga braccia quindici. 

Entrando in essa si trova sulla sinistra il fonte battesimale di marmo, nella base del quale vi è la seguente iscrizione che la dubito mancante di qualche altro nome, scolpito forse in quella parte della base che restò murata nella parete della facciata quando fu qui trasferita dalla vecchia chiesa. 

ALESSANDRO DI MATTEO MARAFFI 
COSIMO DI CARLO LORENZANI 
FECIONO DI LORO PECVNI
A. D. MDIIIC 

Non vi è presentemente se non l’altare maggiore appellato di S. Bartolommeo. Ma vi sono lateralmente due luoghi destinati per altri due altari, uno dei quali deve essere sotto il titolo dello Spirito Santo, e l’altro della Madonna del Rosario. Nella sagrestia, o più spe cialmente nel pian terreno del campanile, trovai appoggiata al muro una tavola di marmo, spettante peraltro alla più antica chiesa della quale qui appresso vi farò menzione, nella quale è la seguente iscrizione: 

PETRVS VENERABILIS EPISCOPVS CONSECRAVIT HAC 
ECCLESIAM MCCCVI DIE 
…ERO QVINTA MENSIS DE 
CEMBRIS. QVAE QVODEM 
RESTAVRATA FVIT PRAE 
ELEMOSINIS PIORVM 
OPE ANT.I PAPINI PLEB.I DIE 
VIII APR MDLXXXXV PIS. MARCVS SANT.S 
BATTAGLIA SCVLPSIT 

Nel campanile vi sono due campane. Nella piccola non vi è nessuna iscrizione. Nella grossa vedesi impressa la Madonna del Carmine, un Crocefisso e la Croce Pisana, e vi si legge: 

VETVSTAM IAM FRACTAM NOVAM PII REDDIDERUNT MDCXXXIX 
DEMOLIZIONE DELL’ANTICA CHIESA 

Accanto alla presente chiesa per settentrione vi è qualche avanzo di muro che spettava alla più antica chiesa, la quale essendo già cadente fu demolita nell’anno 1773; di essa intendesi di parlare nella suddetta iscrizione, nella quale si fa menzione non solo che fu consacrata nel 1306, ma ancora come fu restaurata nel 1595. Non saprei dirvi poi chi fosse quel vescovo Pietro che la consacrò.

Questa era certamente una delle antiche chiese delle Colline Pisane, ma essendo rimasta sulla vetta di una poggio, e di più scalzata e nudata nei fondamenti minacciava rovina, e così il piovano di essa il molto reverendo signor dottor Ferdinando Sgrilli pensò che non si potesse ripararvi se non coll’abbatterla, e fabbricarne una di nuovo, per supplire in luogo di essa. 

Intanto nel 1773 col voto dell’ordinario e dei maggiori del popolo, concertò la detta nuova fabbrica, mediante la promessa di assistere l’impresa contribuendo in qualche parte alle occorrenti spese. Con queste vedute intraprese la demolizione di quell’antica e rovinosa chiesa; ma appena incominciato il lavoro, il governo ne arrestò il proseguimento, perché il signor piovano aveva forse mancato a premunirsi delle opportune licenze; venendo però quindi continuata colla condanna e ordine di dovere rimettere in piedi la chiesa; sicché con poco aiuto edificò la nuova ove ora è la vecchia, sbassando e appianando il poggio per l’altezza di circa dieci braccia, quaranta per lunghezza e braccia ventidue per larghezza. Il lavoro fu principiato nell’anno 1773, e nel 1776 fu in grado di potersi ufiziare, pur mancando ancora per render completo il detto tempio. 

Compagnia di SS. Sebastiano e Rocco 
Appresso alla demolita chiesa è tuttavia in essere la soppressa compagnia dei SS. Sebastiano e Rocco, ov’è un quadro maltrattato dall’umido, ma di buona maniera, e nel quale è dipinta la Madonna con S. Rocco e S. Sebastiano. La devozione verso questi santi come protettori contro la peste, ho trovato che fu una volta estesa per ogni parte di queste colline, il che prova sempre più quanta strage abbiano fatta sempre in quelle parti le pestilenze. Ma adesso che questo malanno è tenuto lontano dalle premure e dai provvedimenti dei savi governi, è meno frequente la ricorrenza ai detti santi. Nella pila dell’acqua benedetta che è di pietra serena leggesi: 

QVESTA FV FATTA AL TEMPO CHE ERA CAMARLINGO 
CAPORALE SILVIO GIVLI MD90 

Per quanto mi sembrò serviva allora quella compagnia per stanza mortuaria. 

La Pieve 
È questa pieve della diocesi pisana, ed è di data della comunità. L’ attual piovano di essa è il prefato molto reverendo signor dottor Ferdinando Sgrilli di Santo Regolo. La medesima non ha suffraganee.

È stato preteso per alcun tempo che lo fossero le chiese di S. Lucia di Luciana e di S. Pietro di Colognole; ma per intelligenza e giusto schiarimento di ciò vi riporto qui una memoria come si trova registrata nel Campione di questa stessa chiesa di Lorenzana. 

Dopo il 1633 atteso la terribil pestilenza sofferta, le due cure di Colognole e di Luciana restate senza parroco e con pochissime anime, furono dall’arcivescovo di Pisa raccomandate al piovano di Lorenzana.

Susseguentemente, ma non si sa quando, provviste le due cure di parroco, pretese il piovano di Lorenzana che dovessero restar filiali alla sua pieve. I due parrochi reluttarono, e la questione durò fino all’anno 1688 nel quale l’arcivescovo, essendo in visita, dichiarò voce tenus piovano il curato di Colognole, il quale così restò libero. Il curato di Luciana fu considerato allora come suffraganeo di Lorenzana, ma nondimeno ricusò sempre di andare nel sabato santo a prendere i Sacri Olj dalla pieve di Lorenzana, la quale annualmente ne faceva alla curia le sue proteste, insistendo per la pena sinodale ancora.

Quando, per tagliar quel perpetuo litigio, nel 1750 (fu gli 11 di ottobre 1749) l’arcivescovo dichiarò prioria la cura di Luciana (Tomo VI MS. a 129; Tomo IV a 168). 

Estensione e popolazione 
L’estensione della cura di Lorenzana, presa da tramontana a mezzogiorno è miglia due, e da levante a ponente un miglio e mezzo. Da tramontana confina colla cura di Tremoleto, da mezzogiorno con la pieve a Santa Luce e colla cura di Orciano; da levante colla pieve di Sant’Ermo; e da ponente colla prioria di Luciana e colla propositura di Fauglia. 

La di lei popolazione nell’anno 1770 era di cinquecentoventi anime; e quindi si trova sempre in aumento quando si eccettui l’anno 1772 che fu di sole cinquecentodiciassette anime. In quest’anno poi 1788 è ascesa a seicentoundici. Ma guardate l’infelicità dei vecchi tempi. Nel 1491 tutta la sua popolazione non era composta se non di centoquattro individui. 

Fiumi e torrenti 
I fiumi e influenti che passano per il territorio sono la Tora, che corre da levante a ponente; viene da Gello Mattaccino e passa poi fra Luciana e Fauglia. Il torrente del S. Biagio corre da mezzogiorno a tramontana, viene da Orciano e si scarica nella Tora nel Comune di Lorenzana. Il rio, detto il Rio, corre da tramontana a mezzogiorno a confine con Tremoleto, viene dal luogo detto i Grappioli, ed entra pure nella Tora nel detto Comune di Lorenzana.

Il fosso della Piantavola va da tramontana a mezzogiorno, si scarica nella Tora, e nasce nel medesimo Comune; il fosso chiamato il Giunco Marino corre da levante a ponente, viene dalle parti di Gello Mattaccino e si perde pure nella Tora nel detto Comune di Lorenzana. 

Le rovine di cinque chiese 
Nel circondario di questa pieve sonovi le rovine di altre cinque chiese. In distanza di circa un miglio verso mezzogiorno, si veggono i fondamenti di una di esse che dicevasi S. Andrea, ed altra ve ne era in un luogo detto S. Biagio, con molti effetti spettanti alla presente pieve. Si osservano presso un luogo detto Saletto gli avanzi di un’altra chiesa diruta chiamata S. Giusto. Verso ponente vi è un poggio chiamato della compagnia, dove nel 1786 mi venne detto che furono trovate assai ossa umane, come pure un altro poggio detto al Santo eravi una di quelle chiese. 

La dignità di pieve non può essere molto antica rispetto a Lorenzana, giacché in un catalogo delle chiese della diocesi pisana dell’anno 1227 (appresso il Padre Mattei Tomo I pag. 96) non si nomina se non come una semplice chiesa o cura. In un altro catalogo del 1292 (presso il Tronci pag. 274) neppure si parla di essa, ma bensì della pieve di Scotriano cum Cappellis suis, fra le quali intender devesi la chiesa curata di Lorenzana.

E finalmente in un altro catalogo del 1371 (appresso lo stesso Padre Mattei – loc. cit.) si osserva che la chiesa di Lorenzana era in detto tempo sotto la prefata pieve di Scotriano, dal che comprender si può che la detta cura fu fatta pieve posteriormente, ma non saprei dirvi quando. Nel 1476 fu unita a tempo a questa chiesa di Lorenzana quella di S. Michele di Orciano, senza che neppure allora si dica pieve. Bensì nel 1511 ne era piovano il prete Gherardo di Bernardino da Lajatico. 

Rocca 
Dall’altrove ricordatavi compagnia de’ SS. Sebastiano e Rocco, salii anche in un posto più eminente, ove è un mulino a vento di proprietà del signor Abate Marchetti, del quale mi sembrò che non se ne fosse fatto più uso. In quel posto fu già la rocca o forte di Lorenzana; anche nei libri dell’estimo è chiamato il Castello.

Venni ragguagliato che circa trenta anni or sono nel fare i fondamenti per il detto mulino, il muratore Carlo Frappoli, ancor vivente, vi trovò poche braccia sotto terra una Labarda, delle Picche e delle palle di ferro, una scatola con un anello, e alcune altre bagatelle, e gli indizi di una cisterna, il tutto in una circonferenza di cinquanta braccia.

Dal detto mulino si ha un esteso ed ameno colpo d’occhio, specialmente della Giogana della Valle Benedetta, vedendosi qui serpeggiare nelle parti inferiori i fiumi e i torrenti descrittivi, ma specialmente la Tora e più oltre la Fine. 

Per ora basta con che; nella futura seguiterò a parlarvi di questo Castello. 

Il castello di Lorenzana  (Lettera decima) 
Lorenzana è certamente uno delli antichi Castelli delle Colline Pisane. Trovasi già rammentato in due carte enfiteutiche, che l’una dell’anno 927, e l’altra del 934, che vi ricorderò altrove. Sotto la Repubblica Pisana appartenne al governo di una delle Capitanie in cui erano divise le colline, e più specialmente alla Capitania delle Colline Superiori.

Anche questo castello dovette poi seguitare la sorte degli altri venendo in potere della Repubblica Fiorentina, alla quale rese obbedienza il dì 20 di ottobre 1406, per mezzo dei suoi sindaci e procuratori, che furono Bartolommeo di Lenzo, Francesco d’Antonio, Francesco di Menico e Domenico di Gaddino; e per annua riconoscenza era obbligato a contribuire con un cero di quindici libbre. Si ribellò poi ai Fiorentini nel 1496, ma sul terminare dell’anno stesso fu nuovamente occupata da essi. 

Nella nuova forma di governo che fu data dalla Repubblica Fiorentina ai Castelli da lei acquistati, quello di Lorenzana venne assegnato al vicariato delle Colline Superiori ed Inferiori, il di cui vicario risedeva in Lari. E secondo lo Statuto Fiorentino del 1415 si trovava in quel tempo riunito alla Potesteria di Crespina, formando allora questi due Castelli una sola Potesteria; ed il Potestà risiedeva in Lorenzana come vi dissi già parlandovi di Crespina (in questo Tomo, Lettera IV). Menico di Deso da Lorenzana nel 1416 fu uno di quelli che concorse alla compilazione dei nuovi Statuti della Potesteria di Crespina e Lorenzana.

Ma nel 1491 non era più Potesteria, né sola né accompagnata con Crespina, essendo divenuto già un Comune della Potesteria di Lari, al vicariato del qual luogo era altresì sottoposto per il criminale; e sembra che desse luogo a questa sua nuova sorte la miserabil e scarsa popolazione, alla quale erano ridotti in quei tempi questo Castello e quello di Crespina; e per conseguenza anche gli altri Comuni loro sottoposti, per cui non potendosi reggere più da per loro, bisognò scioglierli e separarli, riunendoli a Lari che era capo governo. 

Nell’archivio delle Riformagioni trovasi che il Comune di Lorenzana rinnovò i suoi Statuti nel 10 aprile 1543 nel tempo che era vicario di Lari Lorenzo di Mariotto Gondi. Furono rogati da Roberto Rimbotti da S. Miniato, milite socio dello stesso vicario; e come testimoni ad esso si sottoscrissero Lazzaro di Leonardo da Lari e Paolo di maestro Carlo di Chimenti da Fauglia. 

Altri provvedimenti statutari furono presi nel 28 aprile 1595. In essi venne compreso anche il Comune di Colle Alberti. Riguardavano i medesimi specialmente le pasture e i boschi; e si dice che i boschi riservati cominciavano dal mulino di Palancita venendosi poi la Torella insino appiè del Poggio di Fontana, seguitando per la strada di Val di Saletto, che va al Gabbro e a Colognole, seguitando fino alla chiesa di S. Giusto a Saletto; e gli altri boschi che detto Comune aveva nella Giurisdizione di Colle Alberti, tanto di qua che di là dalla Borra.

Nel tempo dei suddetti Statuti seguitava Lorenzana ad essere un Comune sottoposto alla Potesteria di Lari. Ma fu poi smembrato da quella giurisdizione tanto civile che criminale nell’anno 1680 quando fu formato il Nuovo Capitanato di Livorno a cui venne allora riunita. 

Formazione della contea 
Ma quindi fu separata anche da esso, allorquando nel 1722 si creò la contea di Lorenzana a favore dei nobili signori Lorenzi di Firenze. 

Il diploma di questo nuovo feudo fu spedito in Firenze nel 9 di maggio 1722 regnando il Granduca Cosimo III, ed il possesso fu preso il 18 del suddetto mese di maggio 1722. L’atto di esso fu fatto nella comunità di Tremoleto nel palazzo detto di Roncione, residenza del feudatario. Furono presenti al medesimo i Capitani Giovan Francesco Upezzinghi e Ranieri Maria Lorenzani nobili pisani, il dottor Fontanelli di Tremoleto e Mattia Marchetti di Lorenzana, e molti testimoni. 

Fu composta questa contea dai Comuni di Lorenzana stessa, di Tremoleto e di Vicchio con tutti i loro territori, e giurisdizione, luoghi come vi dissi già disgiunti in tal occasione dalla giurisdizione di Livorno tanto nelle cause civili che nelle criminali e miste, e così concessi al Balì Francesco del quondam Jacopo Lorenzi e discendenti Maschi di Maschi con ordine di perpetua primogenitura. 

Piacque poi al signor Balì Francesco Orlando Lorenzi, terzo conte di Lorenzana, restato unico di sua famiglia, rinunziare nel 1783 alla detta contea. E così vennero quei popoli sottoposti di nuovo alla giurisdizione civile e criminale di Lari sotto la quale sono adesso. Perché niente manchi alla vostra erudita curiosità eccovi la nota dei feudatari, ed insieme il catalogo dei giusdicenti dal suo principio fino all’estinzione della suddetta contea. 

Feudatari 

I Francesco del quondam Jacopo Lorenzi creato Balì. 
Inviato di S. M. Cristianissima alla Corte di Toscana nell’anno 1723. 

II Luigi, che lasciò di essere Inviato di Francia nel 1766, nel qual anno pure morì. 

III signor Balì Orlando, che è rimasto solo di tal Famiglia. 

Giusdicenti 
I Angelo Maria del Briga, col titolo di Commissario dall’anno 1723, fino all’epoca della legge  sopra i Feudi del 1749, che fra le altre cose ordinò che i Giusdicenti avessero il titolo di vicario, né potessero stare in Ufizio più di due anni. 

II Filippo Cipollini, a tutto maggio 1753. 

III Avvocato Antonio Alberto Segoni, a tutto maggio 1755. 

IV Angelo Maria del Briga a tutto maggio 1757. 

V Filippo Cipollini, a tutto maggio 1759. 

VI Avvocato Antonio Alberto Segoni, a tutto maggio 1761. 

VII Giovanni della Chiostra, a tutto maggio 1763. 

VIII Filippo Cipollini, a tutto maggio 1765. 

IX Dottor Domenico Andrea Piazzesi, a tutto maggio 1767. 

X Giovanni della Chiostra, stato poi per Sovrano Rescritto confermato per un altro Biennio, a  tutto maggio 1771.

XI Dottor Domenico Andrea Piazzesi, a tutto maggio 1773. 

XII Pasquale Quintino Chiaronti, a tutto maggio 1775. 

XIII Giuseppe Pagni, a tutto maggio 1777. 

XIV Dottore Scipione Pippeschi, a tutto…. 

XV Claudio Nazzolini a tutto aprile 1779, giacché in sequela di un nuovo Regolamento, la Muta dei Vicari fu fissata per il dì primo di maggio. 

XVI Pasquale Quintino Chiarenti, a tutto ….. 

XVII Dottore Luigi Jacoponi, a tutto aprile 1781. 

XVIII Dottor Domenico Andrea Piazzesi, a tutto il dì 5 di aprile 1783, nel qual giorno ebbe fine la Giurisdizione della Contea, e fu aggregata di nuovo, come vi dissi, tanto nel civile che nel criminale alla Giurisdizione di Lari. 

Comune 
È adesso Lorenzana una comunità sotto la Cancelleria di Lari composta dai seguenti Comuni:

1 Lorenzana 

2 Tremoleto 

3 Colle Alberti 

4 Vicchio. 

La sua magistratura consiste nel gonfaloniere, in due priori e in sei residenti nel consiglio generale senza l’obbligo di usare l’abito magistrale, ed in questa parte è sotto la Cancelleria di Lari. 

Fin qui è stato considerato che Lorenzana fosse l’ultimo paese di buona aria delle colline da quella parte, giacché dopo essa principiano a levante, a scirocco, e a mezzoché dopo essa principiano a levante, a scirocco, e a mezzogiorno, i paesi meno sani della Maremma. Ma presto diverranno migliori ancor essi atteso l’estensione che vanno prendendo le coltivazioni. La qualità delle terre del suo territorio sono miste arenose, ma sufficientemente grasse; dalla parte di S. Luce e d’Orciano abbonda delle renose e argillose; ottime poi sono nel piano adiacente alla Tora. 

Prodotti agricoli 
Questo paese nelle ubertose annate somministra milledugento barili d’olio di pregevole qualità, circa ottomilacinquecento barili di vino la maggior parte piccolo. Sacca milledugento di grano rosso e piccolissima quantità del bianco. Ed altre sacca tremilacinquecento di grasce diverse, compreso il granturco e la saggina. Vi è pure una competente quantità di frutto di ogni specie.

Non vi sono prati stabili. Nell’anno 1780 il fattore Pietro Arcangeli, per quanto mi fu detto, vi fece venire per la prima volta il seme della lupinella da Montefoscoli, allora ignota in tutte quelle colline, non essendovi conosciuta se non la lupinella spontanea. Adesso si continua nel paese di Lorenzana tal sementa, ma non è tanto estesa come lo è altrove, e quanto lo comporterebbe il paese.

Si trova praticata una piccola sementa di erba medica che serve fresca per il bestiame alla stalla; e poi l’oggetto medesimo vi seminano le rape e il trifoglio pratense, o come lo dicono trifoglio di fior rosso. Quanto agli alberi gelsi ve n’è un número che colla foglia di essi si potrebbero fare circa una Cinquantina di stoje di filugelli.

Ognuno sa conoscere quanto potrebbe essere più esteso questo ramo di commercio se il governo lo favorisse per i suoi veri principi. Vi sono pochi boschi cedui, e manca di boscaglie d’alto fusto, e perciò non vi sono ghiande. Vi si fa qualche raccolta di coccole di ginepro, che esitano a Livorno. Ed in qualche anno tagliano le mortelle e i sondri per servizio delle conce del cuoio.

Oltre ai bestiami vaccini e cavallini, che in qualche parte gli tengono alla stalla, e specialmente i bovi da lavoro, vi sussistono circa mille pecore paesane, e vi sono pure alcuni pochi bufali per lavorare la terra e tirar carri. 

In generale la coltivazione vi è ben praticata; sarebbe anche più estesa se in alcuni luoghi le terre fossero meno sterili, ma il desiderio e la buona volontà di render tutto a coltura fa tutti i suoi sforzi adattandosi anche alle circostanze locali.

Ed invero dopo il libero commercio delle derrate, i signori Lorenzani oltre alle più estese semente, hanno inoltre formati dei nuovi appoderamenti, e piantazioni nella parte più sterile della collina, fabbricandovi altresì delle case rurali, delle quali per l’avanti ne era totalmente priva, ciò che serve di stimolo e di ottimo esempio anche agli altri proprietari di terreni, i quali gli avevano trascurati e lasciati in abbandono, giacché atteso i passati pregiudiziali vincoli non conveniva ad essi di spendere intorno a quelle terre, con la sicurezza di perdere le spese, e senza veder risorse che gli animasse alla coltivazione. 

Mercato e fiera 
La somma maggiore dell’estimo dei beni di questo Comune nel 1776 ascendeva a scudi 28118.5.5 di lire sette per scudo. 

Vi era prima in Lorenzana un mercato ogni giovedì dell’anno, ma questo è ora cessato. Vi è bensì annualmente una fiera consistente soprattutto in bestiame ed in pannine, e cade la medesima nei giorni 24 e 25 di agosto. 

La distanza di questo Castello da Pisa e da Livorno è di diciotto miglia in calesse, e sedici miglia a cavallo da Livorno. 

Nella prossima Lettera avrete ciò che lo riguarda per la parte diplomatica, ed altre notizie istoriche. 

I notari  (Lettera undicesima) 
Passando adesso a farvi parte con questa mia di ciò che spetta alla diplomazia di Lorenzana, o sia ai più antichi documenti che riguardano questo Castello, vi pongo intanto sott’occhio la nota dei notari originari da esso, e nei nomi dei quali mi sono imbattuto nell’esame di diverse vecchie carte.

Questi al solito ve gli do qui per ordine dei tempi che ho trovato aver essi rogato; vedrete però che non ne ho riscontrato alcuno prima del secolo XIV, ciò che non esclude peraltro che non ce ne possano essere stati altri, ma piuttosto un deperimento di carte spettanti a questo Castello. 

1307 20 marzo Andrea da Lorenzana, sindaco del Comune di Pisa 

1311 3 gennaio Giovanni di Michele da Lorenzana 

1312 26 gennaio Maso di Lenso d’Ormanno da Lorenzana 

1314 21 agosto idem 

1024 4 aprile Lenso di Maso da Lorenzana 

1342 17 maggio idem 

1345 25 ottobre idem 

1333 27 gennaio Bartolommeo del fu Andrea da Lorenzana. 

1334 2 novembre idem 

1345 25 ottobre Andrea da Lorenzana, forse lo stesso del 1307 

1345 25 ottobre Simone di Andrea da Lorenzana. 

Documenti storici 

  • Le più antiche carte diplomatiche che riguardino Lorenzana son quelle pubblicate dal Muratori, che una dell’anno 927 e l’altra del 934. La prima riguarda il vescovo di Pisa Volfghezio che concede in Enfiteusi ad Adelprando due pezzi di terra in loco et finibus Laurentiana que vocitatur ipsa terra ad Deniblo Silvuli, et sunt pertinentes suprascripti Episcopatui Sancte Marie, qui ambas capitas sunt tenentes in Rigone (Ant. Medii Aevi Tomo III a 1045). Il Rigone del quale parlasi qui credo che sia quel fiume o piuttosto torrente del Comune di Lorenzana, che non ha presentemente altra denominazione se non quella di Rio. Vi dirò peraltro che a mezzogiorno di Lorenzana vi è un botro Rigone, e Rigoni, per cui quello rammentato nella suddetta carta parrebbe che fosse piuttosto questo che quello, ma la differenza che il presente Rigone è nei confini della pieve a Santa Luce, e l’altro era nei confini di Lorenzana, bensì questi confini possono aver sofferto delle variazioni. Con l’altra carta del 934 il vescovo di Pisa Zanobi dà in Enfiteusi alcune terre in un luogo presso di Lorenzana detto Massaiule (idem Tomo III a 1049). Si nominano in tal occasione altri luoghi dei confini di Lorenzana, cioè Terra di S. Ambrogio, Lancusane e il Rigone di sopra rammentato, ed un’altra terra detta di Gumberto. 
  • In una membrana del 26 agosto 1208 che contiene la Donazione di varie terre fatta dal maestro Rinaldo di Gello della collina a suo figlio, se ne nomina una che restava nei confini di Lorenzana in luogo detto Adravinato, un capo del quale era sulla Via Pubblica, e l’altro capo sul fiume Borra, un lato nelle terre dei figlioli del quondam Ugolino, e l’altro lato nelle terre dei figlioli del quondam Corso. 
  • Si ha dal Tronci (Ann. Pis. pag. 242) come nel 1284 vi furono in Pisa delle contese fra la Repubblica Pisana e l’arcivescovo Ruggeri per conto della Giurisdizione temporale di alcuni Castelli, fra i quali eravi compreso quello di Lorenzana, per terminare le quali il Papa Martino IV ne delegò la decisione ai Priori di S. Fridiano di Lucca, di S. Bartolommeo di Silice, e al piovano di Cascina. Dice il Padre Mattei nella sua Istoria della chiesa Pisana (Tomo II, pag. 49) che tali differenze erano principiate già fino dal 1282. 
  • In un Codicillo di testamento di Ranieri detto Neri del Ponte di Sacco del fu Pandicampi si trova segnato fra i Testimoni un Bondone da Lorenzana del quondam Martino. 
  • Nel 6 di maggio 1292 si rammenta una Donna vedova Rondinella figlia del fu Benvenuto da Lorenzana, la quale insieme con Lenzio suo figlio vendono, causa necessitatis et victualium indigentia un pezzo di terra posto nei confini di Santo Regolo. 
  • Delle forti contese erano nate per causa di Lorenzana ed altri Castelli fra i Volterrani ed il Conte Guido di Bona di Beltra Visconte delle terre dell’arcivescovo di Pisa. Queste, dopo molte dispute e dissapori, vennero finalmente accomodate nel 5 di settembre 1292 dai respettivi Deputati stati per tal effetto eletti dalle parti, perdonandosi in sostanza i danni fatti e gli incendi commessi particolarmente dai Volterrani, promettendosi inoltre ambe le parti di osservare fra di loro una ferma e costante pace. 
  • Quella stessa vedova Rondinelli figlia di Benvenuto da Lorenzana che si vedde nel 1292 aver venduto un pezzo di terra per supplire alle sue necessità, sotto il dì 17 luglio 1294 per la stessa ragione vende pure un altro pezzo di terra posto nel Comune di Santo Regolo.
  • Giorgio del fu Giunta da Lorenzana, nel 10 di aprile 1320 vende a Ciolo del fu Guaddo da Colognole un pezzo di terra. La carta fu stipulata in Saletto, luogo altrove rammentatovi, che esisteva nel territorio di Lorenzana, ed ove era una chiesa detta S. Giusto di Saletto. Rog. da Uguccione del fu Truffa da Ceuli. 
  • Nel 16 di luglio 1324 Luparello del fu Lenzo da Lorenzana vendé un pezzo di terra posta in Lorenzana. 
  • Sotto il dì 2 di novembre 1334 Colo del quondam Cegna del Comune di Lorenzana vende a Vanni del quondam Pigini de’ Gualandi della cura dei SS. Cosimo e Damiano unum petium terre laburat. positum in confinibus Comunis Lorenzano, sive Comunis Tremoleto in loco dicto di Vanello qui est per mensuram stariora tres, et panora tres, etc. Pro pretio et nomine certi pretii Librarum quinque denariorum Pis. minutorum pro singulo stariore, qua summa tota capit Libras sesdecim, et solidos quinque denariorum Pisanorum minutorum. Fra i confinanti vi è nominato un Monuccio di Chelino da Lorenzana. Il contratto fu fatto in loco dicto Carisiro, veteris Comunis Tremoleti. Rog. Bartholomeus filius quondam Andree notarius de Lorenzana. Voi avrete osservato che in questa carta nel parlarsi di un pezzo di terra, si dice posto nei confini del Comune di Lorenzana e Comune di Tremoleto; e più sotto si nomina il vecchio Comune di Tremoleto, come vi accennai già in questo Tomo, onde si potrebbe concludere che in quel tempo Lorenzana avesse già acquistato del territorio spettante al Comune di Tremoleto. 
  • Nel primo di gennaio 1325 si ha un Simone di Andrea da Lorenzana. 
  • E sotto il dì 29 giugno 1340 fu stipulato un contratto in villa Scotriani sub Porticus Puccionis quondam Nocti de Comunis Lorenzane. 
  • Ed una carta che contiene un’ Enfiteusi di alcuni pezzi di terra dati da Vallesario Luogotenente del Visconte di Montevaso per l’arcivescovo di Pisa, per utilità e meglioramento dell’Arcivescovado, si trova fatta nel 25 di ottobre 1345 in Castro Lorenzane presentibus Ser Simone notario quondam Ser Andrea notarii, et Nacto quondam Pucci ambobus de Loren zana Testibus ad hec rogatis.
  • Nel 12 di gennaio 1357 si fa menzione in una membrana di un Lenso del fu Cione da Lorenzana. 
  • Ed un Bacciameo del quondam Puccino dello stesso Comune è ricordato in un’altra carta del 28 febbraio 1358, la quale contiene una Pace che si donarono alcuni per le offese reciprocamente fattesi. 
  • Giovanni del fu Giovanni da Lorenzana il dì 20 di ottobre 1378 vende a Valentino del fu Giovanni della cappella o cura di S. Sebastiano di Kinzica. Fatta la carta in Lorenzana, e Rog. da Francesco del fu Bernardo. 
  • In una Obbligazione che nel 18 ottobre 1383 fa Lando del fu Bonaccorso di Pardino di Sant’ Ermo di restituire alcuni denari a Nanni del fu Pupo di Guido da Santo Regolo per dependenza di alcuni terreni, si nomina un pezzo di terra, posto alla Lama nel Comune di Lorenzana. Questa carta fu fatta nel Palazzo del Castello di Lorenzana presenti e testimoni Bartolommeo del quondam Vanuccio, Stefano del quondam Barsuccio, e Guido di Bacciameo da Lorenzana. Gli Uomini del Comune di Lorenzana ricorsero al Granduca di Firenze Cosimo I perché l’arcivescovo di Pisa pretendeva che fossero decaduti dal Livello di un Pascolo spettante a quell’Arcivescovado, per aver mancato di pagarlo per tre anni a ragione di sette sacca di grano l’anno. E nonostante che pendessero le loro suppliche per ottenere grazia e giustizia, l’arcivescovo aveva violentemente occupato il Pascolo, per cui nel 16 di agosto 1548 fu rescritto che rimedin gli Otto di Pratica alla sorta che nessuno si ha da fare la ragione da se. Lelio T. Aud. Cioè Lelio Torelli. 
  • Sotto gli 11 di maggio 1569 l’arcivescovo di Pisa per mezzo dei suoi Procuratori dette a Livello alcuni beni spettanti all’Arcivescovado Pisano, a Matteo del quondam Marco di Menico di Lorenzana, a Marco del fu Marchionne di Marco, e a Luca fratel germano del detto Marco e figlio del quondam Marchionne, nipote di detto Matteo del fu Marco da Lorenzana, che condussero a Livello per loro stessi e per Niccolò egualmente fratel germano del detto Marco e Luca. I suddetti beni consistevano in una casa posta nel detto Comune di Lorenzana in luogo detto il Borgo, ed un pezzo di terra posto nei confini di Lorenzana in luogo detto il Poggio di collinella, o di Conella. 

E con ciò vi lascio per riprendere ben presto il corso del mio Odeporico. 


ACQUE

Dall’analisi fatta dal prof. Giuli risulta che l’acqua minerale del Giunco Marino è della natura di quelle leggiermente ferruginose, gassose e fredde, poiché il termometro che all’aria libera segnava gradi 16, tenuto immerso in detto bagno segno una temperatura di soli 12 gradi. 
(GIULI prof. GIUSEPPE. Storia naturale di tutte le acque minerali della Toscana)

Prima esistevano, fra il Giunco Marino e la Tora, dei pollini con delle pozze d’acqua chiara acidula e di odore sulfureo, indizio di qualche antica sorgente d’acqua minerale. Di esse i contadini usavano per loro malattie articolari, e per le loro bestie a cura di mali cutanei; e ne riscaldavano l’acqua colle pietre messe nel fuoco che accendevano li presso (Mariti). Il luogo è detto Il Bagnolo. 



VILLAGGIO (FRAZIONE A del Comune di Lorenzana)
Fu detto in antico Lorentianum e Laurentiana. Risiede in una insenatura chiamata Colline superiori pisane, fiancheggiato a levante dal torrente Borra ed a ponente dal fiume Tora, fra il grado 28°, 8′, 2″ di longitudine e il grado 43°, 32′, 7″ di latitudine. 

Dista chilometri 3 dalla stazione di Fauglia, 6.650 da Orciano, 9.795 da Santa Luce, 12.174 da Lari, 18 circa da Livorno, 25.693 da Pisa, 26,226 da Pontedera, 5.652 per la via lunga da Fauglia, 10.617 da Colle. 

Da Lorenzana si scuopre un vasto orizzonte per la parte di mezzogiorno e ponente, specialmente da Santa Luce fino al piano di Livorno. 

Il sito dell’antico castello di fianco alla chiesa è alto, di fronte al livello del mare, metri 126. 

Il capitano Mariti, che visitò questo villaggio il 12 Settembre 1788, lo trovò ben fornito di botteghe. 

PIEVE DI SAN BARTOLOMEO E CRISTOFORO
La chiesa della pieve è sotto il titolo dei Santi Bartolomeo e Cristoforo, ed occupa il sito della più vecchia chiesa consacrata il 5 Dicembre 1306, restaurata nel 1585, abbattuta e di nuovo stata costrutta nell’anno 1773, e nella quale si cominciò ad uffiziare nel 1776. Questa, che fu rovinata dal terremoto nel 1846, era di una sola navata, lunga, dalla porta all’altare, braccia 30 o metri 17.520, e dall’altare al coro braccia 7 o metri 4.088, e larga braccia 15 o metri 8.760. 

Ma neppur questa era la più antica chiesa parrocchiale, giacchè l’altra, demolita nel 1773 perchè minacciava rovina, era sulla vetta del poggio a sinistra o meglio a settentrione di quella demolita nel 1846. 

Nella base del Fonte battesimale stava scolpita questa iscrizione, già attenente alla più vecchia chiesa: 

ALESSANDRO DI MATTEO MARAFFI COSIMO DI CARLO LORENZANI 
FECIONO DI LORO PECVNIA A. D. MDIIIC. 

L’altar maggiore era detto di S. Bartolomeo, ma do- vevano esservi due altri altari: uno dello Spirito Santo, e l’altro della Madonna del Rosario. 

Nella sagrestia della vecchia chiesa, corrispondente alla parte terrena del campanile, era appoggiata al muro una tavola di marmo appartenente alla prima chiesa, colla iscrizione: 

PETRVS VENERABILIS EPISCPVS CONSE- 
CRAVIT HANC 
ECCLESIAM MCCCVI DIE VERO QUINTA MENSIS DE- 
CEMBRIS QVAE QDEM. RESTAVRATA FVIT PRAE 
ELEMOSINIS PIORVM 
TPE. ANT. PAPINI PLEB. DIE 
XVIII APR. 1595 PIS. MARCVS SANT. 
BATTAGLIA SCVLPSIT. 

Al tempo del Mariti, nel campanile, esistevano due sole campane. Sulla grossa era impressa la Madonna del Carmine, un Crocifisso e la Croce pisana, colla leggenda: 

VETVSTAM JAM FRACTAM NOVAM 
PII REDDIDERVNT MDCXXXIX. 

Come si vede dalla iscrizione della sagrestia, la più antica chiesa fu consacrata nel 1306 e restaurata nel 1595. Questa si demolì a tempo del pievano don Ferdinando Sgrilli, ma appena cominciata la nuova chiesa del 1773, il Governo vietò la prosecuzione per mancanza di licenza ed ordinò di rimettere in piede la primitiva chiesa. Se non che, ottenuto il permesso, si sbassò il poggio per l’al- tezza di circa braccia 12 (metri 7), per braccia 40 (me- tri 23.36) in lunghezza e per braccia 22 (metri 12.85) in larghezza. 

Presso alla suddetta chiesa era la soppressa Compagnia dei Santi Sebastiano e Rocco, ov’era un quadro maltrattato dalla umidità, ma di buona maniera, rappresentante la Madonna con S. Rocco e S. Sebastiano. 

Nella pila dell’acqua santa, che è di pietra serena, leggevasi : 

QVESTA FV FATTA 
AL TEMPO CHE ERA CAMARLINGO CAPORALE SILVIO GIVLI MDXC. 

Nel 1788 serviva di stanza mortuaria. 

La nuova chiesa risiede nella stessa località di quella precedente. Però è assai più grande e molto più sfogata, sebbene di architettura semplice. La sua facciata è a ponente, e si presenta per la sua posizione quasi maestosa. Fu costrutta dal 1848 al 1850. 

Ha una sola navata con tre altari, oltre l’altar maggiore che è del tutto isolato. Quello nel corpo della chiesa a destra di chi entra è dedicato allo Spirito Santo, ed ha un quadro moderno rappresentante S. Biagio in atto di benedire la gola, forse in memoria della chiesa di San Biagio a Saletto. L’altro dirimpetto è dedicato alla Madonna del Rosario. Nell’unica cappella, a sinistra, è l’altare del Sacro Cuore di Gesù. 

Il coro è sufficientemente ampio. Sopra la porta principale è l’orchestra con l’organo. 

Nessuna delle iscrizioni della vecchia chiesa vi si trova oggi, tranne quella alla base del Fonte battesimale: que- sto non ha alcun pregio artistico. 

Accanto alla chiesa, a sinistra di chi guarda la facciata, è la canonica, e presso a questa, ma perfettamente isolato, è il campanile, di buona forma e solido, costrutto poco prima della chiesa. Esso ha tre campane tutte moderne. 

Detta pieve è di data della Comunità. 

La dignità di pieve non è antica per Lorenzana, perchè nel catalogo delle chiese della Diocesi pisana dell’anno 1227 (Mattei) si nomina come chiesa curata. E tanto nel catalogo del 1292 presso il Tronci, quanto nell’altro del Mattei del 1371 appare soggetta, insieme alle sue cappelle, alla pieve di Scotriano. 

Nel 1476 fu a questa chiesa unita temporariamente la chiesa di S. Michele di Orciano, ma neppure allora si qualifica come pieve. La prima volta che vediamo dato il titolo di pievano al suo parroco è nel 1541, al tempo. del padre Gherardo di Bernardino da Lajatico (Mariti)

Dopo il 1633, a causa della terribile pestilenza che afflisse queste Colline, le due cure di Colognole e di Luciana, restate senza parroco e con pochissimi abitanti, furono dall’Arcivescovo di Pisa raccomandate al pievano di Lorenzana. Successivamente, quando esse furono provviste del parroco, ma non se ne conosce l’anno, il pievano di Lorenzana pretese che dovessero restar filiali della sua pieve, ma i due parrochi si opposero, e la questione durò fino all’anno 1688, nel quale anno detto Arcivescovo essendo in visita, dichiarò pievano il curato di Colognole. Il curato di Luciana fu allora considerato come suffraganeo della pieve di Lorenzana, ma esso riluttante sempre si ricusava di andare a prendere gli olii santi nel Sabato Santo alla suddetta pieve, la quale annualmente ne faceva le sue proteste alla Curia insistendo per la pena sinodale, finché, per togliere quel perpetuo litigio, nel dì 11 Ottobre 1749 l’Arcivescovo dichiarò prioria la cura di Luciana. 


LA PARROCCHIA E LE SUE CHIESE
La parrocchia di Lorenzana, da tramontana a mezzogiorno, si estende per due miglia (chilometri 3′), e da levante a ponente miglia 11⁄2 (chilometri 21). A tramontana confina con Tremoleto, a mezzogiorno colla pieve di Santa Luce e Orciano, a levante colla pieve di S. Ermo, a ponente con Luciana e con Fauglia. 

Nel territorio della parrocchia di Lorenzana esistevano, oltre la chiesa del capoluogo: 

La chiesa di S. Andrea sul Poggio, sovrastante alla Via di Val di Tora, sulla sinistra di chi va verso Orciano e sulla destra della strada per Santa Luce, nella proprietà Giuli, dirimpetto al podere detto dell’ Orto, a circa un miglio a mezzogiorno di Lorenzana, di cui ai tempi del Mariti si vedevano i fondamenti. 

La chiesa di S. Giusto a Saletto sorge nella proprietà della pievania di Lorenzana e nel popolo omonimo, a circa due chilometri da S. Andrea, fra la casa poderale Giuli che le resta a mezzogiorno e la casa poderale Perugia che è a tramontana, distante dalla prima 180 passi e dall’altra 450, che è in Comune di Fauglia, ma sul confine. Occupava un poggetto che, essendo franato, è divenuto una balza con dei ruderi che segnano l’edifizio da levante a ponente, ed ivi, sebbene le acque abbiano avuto tutta la forza di fare scoscendere e asportare quegli avanzi, e sebbene, come da per tutto, siasi adoprato il materiale delle vecchie chiese, pure insieme a delle ossa si tro- vano non poche macerie. Il poggio dove sono cotesti avanzi, secondo le mappe catastali, ha una misura in lunghezza da grecale a scirocco di braccia 128 o metri 74.752, ed una larghezza di braccia 62 o metri 36.208, facendo credere che qui vi fossero altri fabbricati, come la canonica, ecc. 

S. Biagio di Saletto è un’altra chiesa situata già a mezzogiorno della suddescritta, quasi a metà di distanza fra il confine del Comune di Fauglia con quello di Lorenzana e il torrente S. Biagio. Essa occupava la prima eminenza che si trova sulla sinistra del S. Biagio, sulla strada Lungo Poggio che si dirama per la valle di tal nome. Ne trovai pochi ruderi coll’aiuto della pianta catastale.

Percorsa la strada comunale che va alla sinistra del S. Biagio per circa metri 37, trovasi un’altra strada lungo la collina che si dirama nella valle. Dall’incontro di dette strade, quasi in prosecuzione del braccio che viene dal Rio San Biagio, ma un po’ più verso mezzogiorno, misurando metri 50 circa sul poggio, trovasi questa località. Al Catasto figura detta chiesa per una superficie di braccia 211 o metri quadrati 71.74. Questo luogo, se si giudica dai ruderi che si vedono qui e nella collina opposta dalla parte di scirocco, doveva essere molto popolato. 

La chiesa di Vallitri, in luogo detto Poggio al Santo, ritiensi possa esser quella di S. Lorenzo in Aula (Aula, secondo il Repetti, indica Palestra o Corte baronale), forse la più antica, se si vuol congetturare dalle sue macerie. Essa doveva occupare il ripiano più elevato che si estende da libeccio in direzione di grecale, lungo passi 60 e largo 25, oppure nel ripiano un poco più basso, accosto al primo, che in lunghezza da maestrale verso scirocco, lungo la strada di sbiado sulla cresta del poggio, misura passi 70, e per gli opposti lati passi 30. Qui e là si trovarono macerie di edifizi antichi. Questo poggio è a maestrale di Lorenzana. 

Finalmente ricorderemo la chiesa della Compagnia, nel luogo di questo nome, a ponente di Lorenzana, dove nel 1786 furono trovate quantità di ossa umane. 

Le chiese di S. Cristofano a Lorenzana, di S. Biagio e S. Giusto a Saletto, e di S. Lorenzo in Aula, nel 1371 erano soggette alla pieve di Scotriano. 

È da notarsi una cosa, cioè che in un quadrilatero irregolare, che comprende la parte inferiore della vallata della Conella e le colline che la chiudono, e che si estende in linea retta dalla poggiata di Vallitri a S. Biagio (da nord a sud) per metri 2500 circa, di qui a Santo Regolo volgendo verso nord-ovest per metri 1600 circa, donde a Luciana volgendo verso nord-est per circa metri 1400, e di qui alla Chiesa al Santo in Vallitri volgendo verso est-sud-est per circa metri 1400, e così in un territorio di circa ettari 285, esistevano otto chiese, cioè: S. Lorenzo in Aula, la Compagnia, S. Biagio e S. Giusto a Saletto, S. Pietro a Pagliana, S. Regolo, S. Lucia a Luciana e S. Martino a Pagliana, tutte, tranne una, soggette alla. pieve di Scotriano, come la chiesa dei Santi Cristofano e Bartolomeo a Lorenzana

CATASTO
L’estimo più antico di Lorenzana è del 1543 con Collealberti, rinnovato nel 1561; il plantario e le descrizioni di questo luogo e di Lorenzana, Vicchio e Tremoleto sono del 1623, del qual tempo sono i catasti originali di Lorenzana e Tremoleto. Vicchio però ha un estimo del 1551, rinnovato nel 1561 e nel 1586, e ne ha uno con Tremoleto e Crespina dello stesso anno. 

In Lorenzana, alla estremità del villaggio dalla parte di mezzogiorno, esiste la vecchia villa dei Lorenzani. Anticamente eravi lo stemma Medici, perchè fece parte di dote o di eredità di una Medici maritata al conte Lorenzani, di cui fu erede il conte Serughi: oggi è divisa in due, quella cioè dalla parte della strada, appartenente al conte Schiavini Cassi, e l’altra più prossima alla chiesa, appartenente al conte Passerini. Qua è una cappella dedicata a S. Pietro d’Alcantara, ed all’altare si vede una immagine di detto Santo dipinta da discreto pennello. 

Circa alla metà del paese, dietro il Palazzo municipale già proprietà Sgrilli, esiste un’altra cappella di proprietà Giuli. 

All’estremità del paese, sopra fondazioni capaci di una fortezza, è la villa, giardino ed annessi della famiglia Giuli. 

La rocca o castello di Lorenzana, chiamato cosi anche nei libri d’estimo, esisteva sul poggio di fianco all’attuale campanile, il quale poggio si estendeva verso l’attuale chiesa; fu sbassato, come è stato detto, nel 1773, e al tempo del Mariti vi era un molino a vento di proprietà dell’abate Marchetti. Dai contratti di livello della Mensa pisana rilevasi che codesto castello era circondato da fossi detti Carbonaje, chiamati in detti contratti a confine dei beni livellari. Era di forma ovale, con sotterranei, e con più recinti di mura. 

Nell’anno 1730, quando furono fatti i fondamenti del molino, il muratore Carlo Frappoli vi trovò un’alabarda, alcune picche, delle palle di ferro, una scatola con un anello ed altre cose, e i resti d’una cisterna: il tutto nel perimetro di cinquanta braccia (Mariti). 

VICENDE STORICHE
Dato che il castello fosse ben murato colla sua torre (e dalla forma doveva essere come il castello di Lari), bisogna ritenere che ai tempi dell’arme bianca fosse formidabile. Sotto la Repubblica pisana fu soggetto ad una delle Capitanie nelle quali erano divise le Colline, e più specialmente a quella delle Colline inferiori. 

Sebbene soldati di compagnia di ventura e soldati guerreggianti abbiano in più tempi scorrazzato queste Colline, Lorenzana non si trova mai rammentata nella storia politica prima del 1406, e solo quando, cioè nel 20 Ottobre, si assoggettò e prestò giuramento di fedeltà alla Repubblica fiorentina per mezzo dei suoi sindaci e procuratori Bartolomeo di Lenzo, Francesco d’Antonio e Domenico di Gaddino, facendo l’oblazione ogni anno di un cero di libbre 15; e ricevè le capitolazioni stesse degli altri Comuni del contado pisano, che si erano resi dopo l’acquisto di Pisa (Repetti). 

Nel Marzo del 1431 anche il castello di Lorenzana, alla venuta di Niccolò Piccinino, si ribellò a Firenze, ma Michelotto da Cutignola, dal Giuguo al Luglio, ridusse tutti i castelli delle Colline ed anche Lorenzana all’obedienza. Non sappiamo però se, fra i castelli che nel Febbraio del 1434 i Cinque di Balia della Repubblica fiorentina fecero disfare per la ribellione, fosse anche Lorenzana.

Nel 1494, alla venuta di Carlo VIII a Pisa, Lorenzana ritornò spontaneamente sotto il dominio pisano. Nel Febbraio 1495 fu ripresa dai Fiorentini e derubata dei grani. Il 6 Giugno, essendo affamata, fu ripresa dai Pisani. Essendo stata ripresa dai Pisani nel Settembre 1496, bisogna supporre che nell’inverno del 1495-96, fra i piccoli luoghi ripresi dai Fiorentini insieme a Crespina e Santo Regolo, ricordati dal Nardi, vi fosse anche Lorenzana. 

Il 21 Settembre 1496 i Pisani, condotti da Giustiniano Morosi, colle milizie venete, presero per forza Lorenzana e la saccheggiarono (AMMIRATO. Storie fior., lib. XXVII, pag. 402. GUICCIAR- DINI. Op. cit., tomo III, cap. IV, pag. 105. SANUTO. Op. cit., tomo I)

Nel Novembre 1496 si arrese spontanea ai Fiorentini (pag. 321 e 339.. MACHIAVELLI. Fram. Ist., pag. 206. Op. cit., pag. 223. INGHIRAMI. Op. cit., pag. 519 e 520.)
Il Nardi dice che fu presa per forza, ed il Sanuto dice che fu il 16 o 17 Dicembre 1496. Quindi i Fiorentini vi posero un forte distaccamento di soldati per viemeglio assicurare la via attraverso le Colline da Pontedera a Livorno. 

Le carte più antiche che rammentano Lorenzana si trovano pubblicate dal Muratori nella sua grande opera Sulle Antichità italiane del Medio Evo. Una è del 927, contenente un istrumento col quale il vescovo di Pisa Volfgherio da in enfiteusi ad Adelprando due pezzi di terra in luogo e fra i confini di Lorenzana, sotto il vo- cabolo al Denibbio Silvuli, quali fanno capo nel botro Rigone. Quella del 934 contiene, essa pure, un istru- mento col quale il vescovo di Pisa Zanobi dà in enfiteusi alcune terre in un luogo presso Lorenzana detto Massajule, e si nominano altri luoghi, cioè terra S. Ambrogio, Lan- cusere, il Rigone e la terra di Cuniberto

Con bolla di papa Innocenzo, de’ 5 Marzo 1131, si confermò a Uberto arcivescovo di Pisa la giurisdizione sulla corte o castello di Lorenzana e altri luoghi. 

Una carta de’ 5 Maggio 1191 rammenta un pezzo di terra nei confini di Lorenzana, luogo detto Fanerle

In una membrana dell’Archivio delle Riformagioni di Firenze, de’ 26 Agosto 1208, trovasi una donazione di terre fatta da maestro Rinaldo di Gello delle Colline e da suo figlio, una delle quali terre è nei confini di Lorenzana luogo detto Aldravinato, avente un capo sulla via pubblica, l’altro nel fiume Borra, un lato nelle terre dei figli del fu Ugolino e l’altro nelle terre dei figli del q. Corso. 

Un istrumento del 4 Agosto 1254, fra gli altri beni che vendeva un tal Lanfranco fu Iacopo a Pericciolo di Colognole, ne rammenta alcuni posti a Lorenzana. 

Nel 1282 insorsero differenze fra la Repubblica pisana e l’arcivescovo Ruggeri, rapporto alla giurisdizione temporale del castello di Lorenzana , e due anni dopo papa Martino IV ne delegò la decisione ai Priori di S. Frediano di Lucca, di S. Bartolomeo in Silice e del Pievano di Cascina. 

In un codicillo di questa epoca, fatto da Ranieri del fu Pandicampi di Ponte di Sacco, è fra i testimoni Bondone q. Martino da Lorenzana. 

Una carta del 6 Maggio 1292 rammenta una vedova Rondinella, figlia del fu Benvenuto da Lorenzana, la quale insieme a Leuzio suo figlio vende per causa d’indigenza un pezzo di terra posto fra i confini di S. Regolo. 

Fra il conte Guido di Bona di Beltra, visconte dei ca- stelli e terre dell’Arcivescovo di Pisa, e i Volterrani, insorsero contese rapporto alla giurisdizione del castello di Lorenzana ed altri, ma furono amichevolmente sistemate nel di 5 Settembre 1292- 

La vedova Rondinella surricordata, nel 17 Luglio 1294, vendė per indigenza un altro pezzo di terra posto nel Comune di S. Regolo. 

Un istrumento fatto in Saletto, ai rogiti del notaro Uguccione del fu Truffa, di Colleuli, il 10 Aprile 1320, contiene la vendita che Giorgio del fu Giunta da Lorenzana fa a Ciolo del fu Guaddo da Colognole, di un pezzo di terra. 

Con atto de’ 30 Dicembre 1321 (stile comune), l’arcivescovo Oddone investi della giurisdizione temporale del castello di Lorenzana ed altri, un suo visconte, sebbene non ne avesse che l’utile dominio. L’atto fu celebrato in Montevaso. Seguito ad avervi giurisdizione anche nell’anno 1322. 

Altro istrumento del 16 Luglio 1322 contiene la vendita di un pezzo di terra, posto in Lorenzana, che fa Luparello del fu Lenzo da Lorenzana. 

Nel di Novembre 1334 Colo del fu Cegna, del Comune di Lorenzana, vendè a Vanni q. Pigini de’ Gualandi, della cura dei Santi Cosimo e Damiano (forse di Pisa), un pezzo di terra lavorativo posto fra i confini del Comune di Lorenzana, ossia del Comune di Tremoleto, in luogo detto Vanello, di misura stajora 3 e panora 3, per il prezzo di lire 5 di danari pisani minuti per ogni stajora, che fa il totale di lire 16 e soldi 5 di denari pisani minuti. 

Fra i confinanti si trova un tal Monuccio di Cesalino da Lorenzana, e il contratto fu celebrato in luogo detto Carisiro, del vecchio Comune di Tremoleto, ai rogiti del notaro Bartolomeo del q. Andrea da Lorenzana. Le parole Vecchio Comune di Tremoleto fan ritenere che in quel tempo Lorenzana avesse già acquistato, e aggiunto al suo Comune, parte del territorio già spettante a Tremoleto. 

In una carta del 1° Gennaio 1355 si rammenta un Simone d’Andrea da Lorenzana. 

Sotto di 27 Giugno 1340 fu stipulato un contratto nella villa di Scotriano, sotto il portico di Puccione q. Rotto, del Comune di Lorenzana. 

Una carta, d’enfiteusi di alcuni pezzi di terra dati da Valletario, luogotenente del Visconte di Montevaso, per l’Arcivescovo pisano, per utilità dell’Arcivescovato, fu stipulata li 31 Ottobre 1345 nel castello di Lorenzana, alla presenza dei testimoni ser Simone, notaro, del q. ser Andrea, notaro, e Natto q. Puccio, ambedue di Lorenzana. Una carta del 12 Gennaio 1357 ricorda Lenso del fu Cione da Lorenzana. 

Una carta di pace per offese, de’ 28 Febbraio 1358, rammenta Bacciomeo q. Puccino di Lorenzana. 

Giovanni del fu Giovanni da Lorenzana, nel 20 Ot- tobre 1378, vendè a Valentino del fu Giovanni, della cappella o cura di S. Sebastiano di Kinsica, un pezzo di terra posto in Pisa nella cura di S. Lorenzo in Kinsica, con atto fatto in Lorenzana, rogato dal notaro Francesco fu Bernardo. 

Una carta del 12 Aprile 1382 rammenta vari effetti posti in Comune di Lorenzana che compra Nanni q. Pupo di Santo Regolo. 

Nel palazzo del castello di Lorenzana, il 18 Ottobre 1383, fu fatta un’obbligazione da Lando fu Bonac- corso di Pardino da S. Ermo, di restituire dei danari a Nanni q. Pupo di Guido da S. Regolo, per dipendenza di alcuni terreni, rammentandosi fra gli altri un pezzo di terra posto alla Lama, in Comune di Lorenzana. Fu- rono testimoni Bartolomeo q. Vannuccio, Stefano q. Barsuccio e Guido di Bacciomeo da Lorenzana. 

Ed una carta del 14 Dicembre 1385 rammenta certe terre in Val di Tora, Comune di Lorenzana, che acquista un certo Nanni. 

A Lorenzana fu rogata una carta di vendita da Pietro 4. Francesco di Geriole, cittadino pisano, de’ 13 Gen- naio 1422. 

Nel 13 Giugno 1424 fu rogato un contratto nella villa di Scotriano, Comune di Lorenzana, fra alcuni del Comune di Usigliano. 

Nel 13 Maggio 1431 si nomina il villaggio di Scotriano. come compreso nel Comune di Lorenzana. 

È da ritenersi da dette descrizioni che a quel tempo il Comune di Lorenzana comprendesse anche Scotriano. Con contratto 22 Settembre 1492, rogato Roncioni, l’Arcivescovo di Pisa allivello al Comune e uomini di Lorenzana la villa, corte e pastura di Saletto. 

Nel 1548 l’Arcivescovo di Pisa, pretendendo che il Comune di Lorenzana fosse decaduto dal livello di un pascolo spettante a quell’ Arcivescovato, per mancanza di pagamento per anni tre in ragione di sacca 7 grano all’anno, aveva violentemente occupato il pasco. Gli uomini di detto Comune ricorsero al granduca Cosimo I, il quale, nel 16 Agosto 1548, rescrisse:
« Rimedino gli Otto di Pratica alla sorta che nessuno s’ha da fare ragione da sè. Lelio Torelli, auditore. >> 

Il Comunello di Lorenzana è ricordato nella notificazione granducale del 1° Maggio 1551, colla quale si designano i Comunelli obbligati al mantenimento della strada Maremmana pel tratto Collesalvetti-Cecina. È ricordato poi in un contratto degli 11 Maggio 1569, col quale l’Arcivescovo di Pisa, per mezzo de’ suoi procuratori, dette a livello alcuni beni dell’Arcivescovato a Matteo q. Marco di Menico, a Marco fu Marchione di Marco ed a Luca fratello germano di Marco fu Marchione, nipote di detto Matteo q. Marco, tutti da Lorenzana, che condussero anche per conto di Niccolò fratello di Marco e Luca, una casa posta in Comune di Lorenzana, luogo detto Il Borgo, e un pezzo di terra posto nei confini di Lorenzana, luogo detto Poggio di Collinella o di Conella

Dopo il 1406, anzi col 1407, introdottesi per le Colline pisane nuove riforme amministrative e giudiziarie, Lorenzana fece parte della. Potesteria di Crespina, ma nel 1415 cotesta Potesteria prese il titolo di Potesteria di Crespina e Lorenzana, con residenza a Lorenzana, essendo essa stata in precedenza al 1406 soggetta alla giurisdizione civile di Rosignano, dipendente nel criminale dal Vicariato di Lari. Sul finire del secolo XV (anno 1491) detta Potesteria fu soppressa e riunita a Lari, attesa la scarsità della popolazione. 

Nel 1416 compilò, insieme al Comune di Crespina, i suoi Statuti, e fu statutario Lorenzo di Menno di Desio da Lorenzana. Li rinnovò nel 10 Aprile 1543, ai rogiti di Robertino Rimbotti da S. Miniato, cui fecero seguito altri provvedimenti statutari relativi ai pascoli pubblici ed ai boschi, sotto di 28 Aprile 1595. Nel secolo XV i suoi boschi cominciavano, per quelli riservati, dal mulino di Palancita, venendosi per la Torella fino al Poggio Fontana, seguitando per la strada di Val di Sotto, che va al Gabbro, fino a S. Giusto a Saletto; e i boschi del Comune di Collealberti erano di qua e di là alla Borra. 

L’estimo più antico è del 1543, 1561 e 1580 insieme a Collealberti. I plantari e le descrizioni sono del 1622. Per la legge 1° Maggio 1551 Lorenzana, Tremoleto, Vicchio e Collealberti contribuivano alle spese di mantenimento della strada Maremmana pel tronco Collesalvetti- Cecina. 

Nel 9 Aprile 1606 Lorenzana, con tutto il territorio che costituisce oggi il suo Comune, formò parte del nuovo Capitanato di Livorno fino al 1722. In quest’anno Cosimo III, .con rescritto de’ 9 Maggio, eresse Lorenzana in feudo con titolo di Contea, investendone il bali Francesco Lorenzi, nobile fiorentino. Questa contea era divisa in cinque parti, cioè Lorenzana, capoluogo e residenza del conte; Tremoleto, residenza del vicario feudale; Roncione o Gagliano, Collealberti e Vicchio. Questa infeudazione fu fatta in favore di detto Francesco fu Iacopo Lorenzi, suoi figli e discendenti maschi per ordine di primogenitura. 

Nel palazzo o villa Roncione, in presenza del capitano Giovan Francesco Upezzinghi, Ranieri M. Lorenzani, nobili pisani, D. Fontanelli di Tremoleto, Mattia Marchetti di Lorenzana, e di molti altri testimoni, il 18 Maggio fu rogato l’atto di possesso del feudo, che si scorporò. dal nuovo Capitanato di Livorno. Nel 1783 Francesco Orlando Lorenzi, terzo ed ultimo conte di questa famiglia, riconsegnò la contea: ed i beni allodiali li comprò nella massima parte il conte Testa per il prezzo di lire toscane 126,000, o lire italiane 105,840, per parte ed a nome del conte Ottavio Cataldi. Cosi Lorenzana ritornò sotto la giurisdizione di Livorno. 

Tre soli furono i feudatari: Francesco del fu Iacopo Lorenzi, creato balì, inviato di Sua Maestà Cristianissima alla Corte di Toscana nell’anno 1723; Luigi, che lasciò d’essere inviato di Francia nel 1766, anno in cui mori, e bali Francesco Orlando. Diciotto furono i giusdicenti. 

Di personaggi di qualche importanza in Lorenzana ricorderemo: un Andrea, notaro degli Anziani di Pisa per l’Ottobre e Novembre 1299; un Andrea da Lorenzana fra i correttori del Breve dei Notari; nel 1328 un Bacciomeo da Lorenzana, capitano delle milizie in Pisa e uno dei capitani pisani all’assedio di Pistoia. Un Niccolò da Lorenzana trovasi essere stato uno dei Sapienti e consigliere degli Anziani nel 1495, ed un Menico. di Desio da Lorenzana nel 1516 è ricordato come uno dei compilatori dei nuovi Statuti della Potesteria di Crespina e Lorenzana.